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febbraio 2007: Mons. Punt sull'iniziativa dei Cardinali - Dettagli
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11 febbraio 2008: Intervista a S.E. Mons. Punt sull'iniziativa dei cinque Cardinali

CINQUE CARDINALI PER UN DIALOGO MONDIALE SU MARIA

A sorpresa di molti, il 1° gennaio 2008 cinque cardinali hanno dato l’avvio a un dialogo mondiale per l’approfondimento della devozione a Maria dal punto di vista teologico. Essi invitano i cardinali e i vescovi di tutto il mondo ad esprimersi sul ruolo di Maria nel piano divino di salvezza e sull'opportunità di un quinto dogma mariano.

In proposito, il Comitato della Fondazione “Signora di tutti i Popoli” ha posto alcune domande al vescovo di Haarlem-Amsterdam, S.E. mons. Jozef Maria Punt.

 

INTERVISTA AL VESCOVO JOZEF PUNT
SULL’INIZIATIVA DEI CARDINALI

Monsignore, Lei ha ricevuto la lettera inviata da alcuni cardinali a tutti i vescovi del mondo per avere il loro parere riguardo a Maria e al suo ruolo nel piano di salvezza di Dio. Essi perorano la proclamazione ufficiale di Maria quale Madre spirituale di tutte le nazioni, Corredentrice…, Mediatrice di tutte le grazie…. e Avvocata…. Lei sostiene questa iniziativa?

Sono certamente favorevole. Peraltro, il loro appello non è nuovo, in quanto si riferisce a una convinzione presente da lungo tempo nella Chiesa.
Tutti questi titoli mariani, incluso quello di Correndentrice, sono ben radicati nella Tradizione della Chiesa. Sono menzionati da papi, santi e mistici. L’attuale iniziativa va però oltre, poiché mira alla proclamazione di un quinto dogma mariano. Se questa iniziativa ha sorpreso molti, va però anche detto che nella Chiesa tale forma di dialogo è assolutamente legittima e normale. Gli importanti insegnamenti ecclesiali non sono mai stati portati avanti diversamente. Il giudizio finale sul significato e l’opportunità compete solo al Papa.

Il dialogo, comunque, non è impostato su cavilli ideologici, ma mira a definire l’importanza di Maria per il nostro tempo e il nostro mondo. Insieme ai cardinali e alle centinaia di vescovi che già in passato si sono dichiarati favorevoli a tale proclamazione, condivido l’ispirazione che il Signore abbia affidato in modo speciale a sua Madre questo momento storico. Ancor più in questo tempo, egli vuole che la Chiesa si raduni attorno a Maria, come fecero gli apostoli nel cenacolo, per implorare una nuova Pentecoste su questo mondo lacerato.

Ma perché, a questo scopo, necessitiamo di un dogma e proprio di questo dogma?

Mi permetta, innanzi tutto, di dire qualcosa riguardo al contenuto. Sono cosciente del fatto che soprattutto i nostri fratelli in Cristo appartenenti alla Riforma ritengono che tutti questi titoli mariani sovente offuscano il primato e la grandezza di Cristo. Comprendo la loro preoccupazione. Penso tuttavia che sia vero il contrario. Sono proprio la grandezza di Maria e i molti titoli che le sono attribuiti dalla tradizione – come scrive il cardinale Newman – che rimandano all’unicità assoluta del bimbo che è nato da lei. “Egli è sapienza divina, pertanto Lei è Sede della Sapienza. ..Egli è Misericordia infinita, pertanto Lei è Madre della Misericordia…”. Se già, come i Padri della Chiesa, la chiamiamo “Madre di Dio, Novella Eva, Stella del Mattino…”, così scrive nel dialogo con un ministro anglicano, “allora quale obiezione si può sollevare sul fatto che la si chiami anche “Corredentrice”? Ovviamente, il “co” non sta a significare “uguale a” ma “unita a”

Tuttavia, non crede che tale titolo crei un po’ di confusione e che di conseguenza, anche se involontariamente, sminuisca il ruolo della Mediazione universale di Cristo?

Ovviamente va spiegato, come per tutti i dogmi di fede, ma chiarisce anche qualcosa d’altro. Cristo, desidero sottolinearlo, è l’unico Mediatore tra Dio e l’uomo. Lui solo unisce entrambi nella sua Persona. Egli solo redime l’uomo, tuttavia non senza il suo concorso. Egli ci rende compartecipi della nostra stessa redenzione. È una considerazione che già troviamo in S.Paolo e più tardi in S.Agostino. L’universalità della Redenzione attraverso Cristo, conclude il Concilio Vaticano II, (LG 60,62) “non esclude la cooperazione dell’essere umano, ma la prevede”.
Infatti, le nostre sofferenze, le nostre preghiere e il nostro lavoro diventano strumento di redenzione per noi stessi e per gli altri nella misura in cui siamo uniti a Cristo con la nostra fede e la nostra vita. Si tratta, a mio avviso, di un’urgente ed essenziale presa di coscienza per il nostro tempo.

Ovviamente, in modo ancor più rilevante, questo vale per la madre di Gesù, Maria, che gli fu sempre accanto, che ha percorso con Lui l’intero cammino, da prima della nascita fin dopo la morte. Inseparabile allora, inseparabile ora. In Cielo con anima e corpo, come Lui. Glorificata, come Lui.
Essa è “l’Immacolata Concezione”, creata per grazia di Dio nell’originale purezza e libertà. Questo conferisce alla sua umana cooperazione alla Redenzione una qualità e una dimensione assolutamente uniche che, come scrivono i Padri Conciliari, La elevano grandemente sopra tutti gli esseri umani. Ciò esige pertanto anche una propria formulazione teologica che, al momento, non è ancora disponibile.

Ma, anche se il significato è conforme alla Tradizione teologica cattolica, rimane la domanda: Perché dovrebbe essere oggetto di un dogma? Che cosa aggiungerebbe?

Questa domanda è legittima. Press’a poco come l’osservazione di quel sacerdote che, tempo fa, mi diceva: “Il fatto che non sia ufficialmente formulata come verità definitiva, non la rende meno vera”. Egli ha ragione, ovviamente, tuttavia penso che trascuri qualcosa di essenziale. Per Dio non è indifferente se l’uomo riconosce o meno esplicitamente la piena realtà del Suo piano di salvezza. Non è solo in gioco la verità, ma in primo luogo la fede. Nelle Sacra Scrittura, Cristo cerca continuamente la fede delle persone, alla quale risponde con miracoli di guarigione e salvezza. Sulla pubblica professione di fede di Pietro edifica la Sua Chiesa. La Sacra Scrittura mostra sempre di nuovo fino a che punto Dio fa dipendere la propria azione salvifica dalla fede e dalla libera cooperazione delle persone. Egli ha chiesto il fiat di Maria per iniziare la propria opera di salvezza. Egli chiede il fiat della Chiesa per adempiere quest’opera e per compiere grandi cose nel nostro tempo.

Più che mai in questo tempo, un “sì” a Dio è anche un “sì” a Maria: è quanto credono i cardinali ed io con loro. Il papa del “totus tuus”, Giovanni Paolo II, ne è l’esempio. Rispondendo alla chiamata di Fatima egli ha affidato il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. E poi, poco prima della sua morte, ha rivolto l’ultima commovente invocazione alla nostra Madre Celeste: “Ottieni ancora una volta pace e salvezza per tutta l’umanità. Il Padre Eterno ti ha scelta per essere Madre del Redentore. Rinnova il nostro tempo con la tua mediazione, miracolo del suo amore misericordioso!”.
Il Cielo ascolta in modo speciale la supplica di un pastore per il suo popolo, particolarmente quando si tratta del Pastore Supremo, ed ha prolungato nuovamente il tempo della misericordia.

Nel nuovo dogma mariano lei vede un atto di fede in Dio e nel suo piano di salvezza, che non rimarrà senza risposta. Può indicare più precisamente quali frutti si attende?

- Innanzi tutto, a mio avviso, si rimetterebbe Gesù Cristo, “il Redentore dimenticato”, “l’unico mediatore fra Dio e l’uomo”, al centro dello sviluppo spirituale dell’umanità. Il ruolo di Maria, dopotutto, non può essere che inteso in Gesù e attraverso Gesù.
- Getterebbe una nuova luce, adeguata al nostro tempo, sia sul concetto biblico della cooperazione richiesta all’uomo per la sua redenzione, sia sul ruolo unico di Maria nella creazione e nella redenzione. Le conferirebbe l’indispensabile nuova specifica collocazione nel piano di salvezza di Dio.
- Ma soprattutto assegnerebbe a Maria, l’Immacolata, “Madre spirituale di tutta l’umanità”, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI l’hanno chiamata, il posto che Dio ha voluto per lei, dando quindi libero corso alla grazia. I primi quattro dogmi mariani riguardano soprattutto Maria. Il nuovo dogma ci concerne. Sulla sua materna missione di corredentrice, di mediatrice ed avvocata in questo tempo e nel nostro mondo.

Tuttavia, anche se da un punto di vista teologico un dogma è possibile e forse foriero di frutti spirituali, rimane la domanda sull’opportunità: Perché ora? I tempi sono maturi?

Per me, in ultima analisi, è una questione di fede. Implica molto di più del semplice soppesare i pro e i contro. Essenzialmente si tratta di comprendere quale sia il piano di Dio per il nostro tempo. Egli solo conosce il futuro. Egli solo conosce l’urgenza della mediazione della Madre celeste per il nostro tempo. Possiamo vedere solamente i grandi pericoli che minacciano il mondo. Possiamo riconoscere la fragilità delle nostre soluzioni umane. Possiamo avvertire il decadimento morale e spirituale e giungere alla convinzione che non possiamo farcela senza Dio e il suo Santo Spirito. È a questo livello che si decide la questione dell’opportunità.

Sono profondamente convinto che è volontà del Padre e del Figlio che Maria deve essere l’ancora di speranza per questi tempi nei quali il Redentore non ha più posto nei cuori e nelle menti di molti. Che Lei sola può ricondurre Cristo e la sua Croce nei cuori. Che Lei sola è la via per una nuova venuta dello Spirito Santo. Dopo tutto è la sua missione e la missione della Chiesa di portare a compimento nel tempo e nella storia della creazione la redenzione che Cristo ci ha ottenuto sulla croce.
Papa Benedetto usa per questo particolare ruolo di Maria la bellissima immagine dell’“aquaductus”: attraverso il suo cuore e le sue mani fluiscono nel mondo la grazia, la redenzione e la pace di Cristo.
Maria non è un concetto teologico, bensì veramente una Madre spirituale. Già S.Agostino scriveva: “Totalmente madre delle membra, come anche madre del capo”. Tale è divenuta sotto la Croce. La Chiesa crede che la sua parola ha potere. Una madre supera qualsiasi ostacolo ogni volta che i suoi figli soffrono o la loro vita è in pericolo. Quante minacce opprimono il mondo? Quanto è diffusa la sofferenza? Quanto abbonda il peccato? “Dove abbonda il peccato” dice la Sacra Scrittura “sovrabbonda la grazia”. Maria ci apre la porta alla grazia, all’amore, alla salvezza e al perdono di Dio. Sempre, però, rispettando la nostra libera volontà. Il pieno riconoscimento del suo grandioso ruolo nel piano di salvezza di Dio spianerà la strada alla realizzazione della sua missione materna. Questo è il significato più profondo che leggo nell’appello dei cardinali.

La petizione dei cardinali sembra riflettere anche la devozione di Amsterdam. Qual è il ruolo delle rivelazioni private in tutto questo? Non è forse un problema?

Le rivelazioni private sono un fenomeno presente nella Chiesa. Ne troviamo in abbondanza sia nella Sacra Scrittura sia nell’intera storia della Chiesa. Pur esaminandole con grande precauzione, la Chiesa non le ignora. Il Cielo può parlare anche in questo modo, approfondendo la nostra fede e rendendoci sensibili ai segni dei tempi. A volte contengono la segnalazione per una dedicazione speciale o per una festa ecclesiastica. Negli ultimi duecento anni le apparizioni mariane hanno mostrato sempre più un carattere profetico.
Come un tempo, nella grande città di Ninive, sommersa nell’indifferenza e nel peccato, il profeta Giona poté suscitare il cambiamento del cuore e uno spirito di mortificazione, con insistenza sempre crescente Maria fa simili appelli in molte parti del mondo. Ad Amsterdam essa indica la grave situazione dei nostri tempi, segnati da “corruzione, calamità e dalla guerra”, sui quali incombe una “catastrofe mondiale”. Chiede perciò il riconoscimento ufficiale del suo ruolo di corredentrice nel piano di salvezza di Dio. In questo discorso non è però essenziale che la gente condivida la mia opinione sulle apparizioni di Amsterdam. L’appello dei cardinali trae origine principalmente da fonti teologiche e storiche.

Può spiegarlo in modo più concreto?

Un dogma non è mai basato su una rivelazione privata. Si fonda su una convinzione da tempo presente e costante nella Chiesa, con radici nella Scrittura e nella Tradizione. In questo caso tale convinzione è chiaramente presente. Infatti, la completa teologia della “Corredentrice” è già stata scritta. Teologi e santi hanno usato e difeso questo titolo. Nel XX secolo, ad esempio, con Edith Stein, Massimiliano Kolbe, Padre Pio, José Maria Escrivà, Madre Teresa, Suor Lucia e molti altri.
Nel 1913 il Santo Uffizio ha confermato l’esattezza teologica di questo titolo. Nella tradizione del magistero della Chiesa tale pensiero è abbondantemente presente. Papa Benedetto XV e Pio XII hanno posto fortemente l’accento su questo significato mentre Pio XI e Giovanni Paolo II hanno esplicitamente usato il titolo.
L’enciclica, Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II pone le fondamenta teologiche del titolo. Nel cuore della Seconda Guerra Mondiale, nel 1943, i vescovi olandesi consacrarono la loro terra e la sua popolazione a Maria Corredentrice. Il Concilio Vaticano II ha prodotto bellissime pagine sulla cooperazione di Maria alla Redenzione, precisando però di non voler proporre “una dottrina esauriente su Maria”. Ha lasciato così esplicitamente spazio per ulteriori sviluppi (LG 54).

Inoltre, la petizione per questo dogma mariano è presente da tempo. Fin dal 1923 il Cardinale belga Mercier, sostenuto da Massimiliano Kolbe e da molti altri, ha chiesto la definizione dogmatica del ruolo di Maria nella Redenzione. Papa Benedetto XV era aperto a questa istanza e installò tre commissioni di studio. Il movimento rimase forte fino al 1960, poi si indebolì con l’inizio della crisi della fede. Ora, di nuovo, il tempo sembra maturo. Rimangono dibattiti e differenze di opinioni, come è sempre stato. In proposito appare interessante consultare giornali e riviste pubblicati attorno al 1950 in merito alla proclamazione del dogma dell’Assunzione di Maria. Il dibattito di allora su questioni di teologia, opportunità ed ecumenismo fu pressoché lo stesso di quello attuale.

Come rilevato opportunamente dai cardinali, solo il papa ha la responsabilità inalienabile di ponderare l’intera materia. Noi abbiamo la responsabilità di seguirlo.
La persona di Maria è un mistero di amore, in cui la Chiesa per lunghi secoli è entrata sempre più profondamente. Un mistero su cui non è stata ancora detta l’ultima parola.


11 febbraio 2008
Comitato della Fondazione della Signora di tutti i Popoli



Traduzione in italiano dell’intervista
della Fondazione della Signora di tutti i Popoli
con il Vescovo Jozef Punt di Haarlem, Olanda

 

Nel formato PDF:
Intervista a S.E. mons. Jozef Maria Punt, Vescovo di Haarlem
Comunicato stampa - in inglese - riguardo la petizione dei cinque Cardinali

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