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Con i miei più cari ringraziamenti a Sua
Eccellenza Reverendissima Mons. Paolo Maria Hnilica, S.J., e alla Famiglia
di Maria Corredentrice che mi invitarono a partecipare a questa IV. Giornata
Internazionale di preghiera in onore della Signora e Madre di tutti i
Popoli. Desidero inoltre indirizzare cordiali saluti a tutte le autorità
religiosi e civili qui presenti, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose,
ai pellegrini venuti da tutte le parti, e a questa cara e pia folla raccolta
in rappresentanza del popolo di Dio.
A voi tutti, cari amici, mi unisco con tutto
il mio cuore per celebrare insieme Pentecoste con Maria, la Signora e
Nostra Madre di tutti i Popoli.
Questo titolo, che adotto e approvo ben volentieri e questa manifestazione
commovente in onore della Madre di Dio, non è tutto questo una
conseguenza logica della profezia di Maria stessa nel suo Magnificat:
“Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48)?
Cari amici,
stando alla metà del Giubileo dell’anno 2000, non ho trovato
un discorso migliore che parlarvi del significato profondo o dell’essenza
del Giubileo chi è, infatti, la storia dell’Amore di Dio
per il mondo o la storia della Misericordia divina, alla quale Maria è
pienamente associata.
Questa storia ha come titolo l’Amore, come soggetto l’Amore,
come atti e conclusione l’Amore, come araldo il Dio d’Amore,
il DIO AMORE.
Questa storia comincia con un atto di Amore dispendioso
e disinteressato: la creazione del mondo e dell’uomo. Dio non ne
aveva bisogno per essere felice. Li ha creati per Amore, per Misericordia,
per associarli alla Sua felicità. Quale Amore misericordioso e
generoso, che regala all’amato l’esistenza, l’essere,
la persona!
Ma come risposta l’Amore di Dio Creatore
non ha trovato l’Amore. Dio ha amato il mondo, ma il mondo non ha
amato Dio. Il primo capitolo dell’Amore di Dio termina con una tragedia
triste: l’uomo è cacciato dal Paradiso.
È tutto perduto? L’Amore misericordioso
di Dio non si lascia vincere, Egli risponde con un Amore più grande:
manda Suo Figlio nel mondo che si incarna per divinizzare l’uomo.
Quest’Amore misericordioso di Dio non trova neanche l’Amore.
Ancora una volta Dio amò il mondo, ma il mondo non amò Dio.
Venne in mezzo ai suoi, ma i suoi non lo accolsero. L’uomo ha preferito
le tenebre alla luce. C’è stato un duello tragico tra l’Amore
misericordioso che si dona ed il mistero del male che si chiude nella
sua meschinità di fronte all’Amore.
Cosa fare?
Ciò che i discepoli chiedono: “Che scenda un fuoco dal cielo
e li consumi” (Lc 9,54)? No! Gesù dice: “Non sapete
quale spirito parla in voi” (Lc 9,55).
Prenderemo la spada per combattere? No! “Rimetti la spada”!
(Mt 26,52), dice Gesù.
No, no! L’Amore misericordioso trionferà ancora una volta
e risponderà al rifiuto, all’odio, al peccato, attraverso
un’Amore più grande, l’Amore che lo conduce sulla croce,
l’Amore va fino in fondo, affinché tutto sia compiuto.
Allora la sofferenza, la morte, la tomba, sono
la fine di questa grandiosa storia d’Amore? No! L’Amore misericordioso
di Dio persiste, perché è più forte della sofferenza,
più forte della morte e più vasto della tomba.
L’Amore misericordioso lascerà la tomba vuota e alla fine
dei tempi vuoterà tutte le tombe degli uomini. La risurrezione
del Figlio sarà il segno luminoso del trionfo dell’Amore
misericordioso; ma l’ultimo miracolo di quest’Amore sarà
la risurrezione dai morti.
Questa storia dell’Amore misericodioso
si ripete nella vita di ciascuno di noi e in tutta la storia della Chiesa.
Da questo Amore misericordioso provengono la nostra predestinazione, la
nostra esistenza, il nostro battesimo, i doni personali, le nostre gioie,
il perdono dei peccati, il valore trasformante delle nostre sofferenze
e, dopo la morte, la nostra risurrezione e la nostra vocazione della visione
beatifica. È dallo stesso Amore che provengono anche la Chiesa,
i sacramenti e tutti gli aiuti della grazia.
Per compiere tutto ciò, il Signore ci
fece una grazia tutta speciale. Ci diede come madre la Sua stessa madre,
con il cuore riempito del Suo Amore misericordioso. La liturgia siriaca,
nella quale fu celebrata la Prima Cena, nel Cenacolo, chiama Maria la
“piena di Misericordia” e la prega così:
Piena di Misericordia,
prega e ottieni la pienezza della Misericordia,
perché faccia Misericordia
alle anime che implorano Misericordia.
No, Maria non era semplicemente uno strumento nelle mani di Dio. I Padri
conciliari affermano che ha cooperato alla salvezza degli uomini attraverso
la sua obbedienza, la sua fede, la sua speranza, la sua ardente carità
(LG 61).
Il Concilio Vaticano II dà alla Vergine quattro titoli molto importanti:
“Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (LG 62).
Oggi il vostro movimento chiede che noi la chiamiamo anche ufficialmente
“Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”.
“Tutto questo viene compreso nel senso che non ci sia nulla di derogazione,
nulla di addizione alla dignità e l’efficacia dell’unico
Mediatore, il Cristo” (cf. LG 62).
Per spiegare questa relazione tra Maria e Gesù, il grande Dante
chiama Maria “la figlia di Suo Figlio” e cioè colei
che deve tutto a Suo Figlio. La sua pienezza viene da Lui e per mezzo
della mediazione del Figlio essa è il suo frutto nella stessa maniera
che Egli è il frutto delle sue viscere.
Io personalmente ho sperimentato più di
una volta questa mediazione di Maria nella mia vita e nell’apostolato.
Mi sia permesso di raccontarvi il fatto che segue:
Sono stato vescovo siro cattolico nel Cairo. Avevamo una chiesa a Heliopolis,
senza presbiterio né centro pastorale per i lavori, i movimenti
della gioventù, le organizzazioni parrocchiali. Per costruirne
uno chiesi l’aiuto un pò dappertutto e ricevetti una somma
d’argento. Ma ci voleva un permesso del sindaco del Cairo. Per ottenerlo
fu chiesto prima ancora un decreto del presidente della Repubblica, praticamente
impossibile nel mio paese, l’Egitto.
Non mi sono lasciato disperare e ho presentato una domanda supplicando
con insistenza l’intercessione della Vergine Santa.
Le formalità erano molto rigide e sono
durate più di quattro, per di più: un certo momento i benefattori,
vedendo che i lavori non iniziavano, mi chiesero di restituirgli i soldi.
Mi sono trovato in un intoppo: ottenere il decreto presidenziale era per
così dire impossibile - o dover restituire i soldi per i quali
ho lavorato tanto.
Il 14 aprile 1986 pregai il Rosario davanti alla
grotta di Nostra Signora di Lourdes, alla sede vescovile. Pregai la Vergine
Maria, chiedendo: “Ecco in quale condizione ci troviamo: le porte
sono chiuse. tu conosci i nostri problemi. Maria Santa, fà qualcosa”!
Appena ebbi finito la preghiera squillò il telefono e una Signora
mi diede il nome e l’indirizzo di un Generale del Ministero dell’Interno,
disposto ad aiutarci.
Due giorni dopo, il mercoledì 16 aprile, un’altra chiamata
telefonica di un’altra Signora dandomi un altro indirizzo.
Tre mesi dopo, il 10 luglio 1986, appresi che quasi certamente avremmo
ricevuto il permesso. Ma soltanto il 30 settembre ebbi il decreto presidenziale
in data del 19 agosto 1986.
Non ho mai dubitato dell’autore di questo
miracolo: “Grazie, Vergine Maria! A te devo questa grazia”!
Il 25 novembre poi abbiamo messo la prima pietra e due anni dopo, il 25
novembre 1988, abbiamo inaugurato il centro parrocchiale.
Marie est vraiment notre
Mère.
Le peuple libanais la vénère sous le titre de Notre-Dame
du Liban.
Elle est la Mère de Notre Eglise Syrienne
et le premier acte que j’ai fait en tant que Patriarche
a été de lui consacrer cette Eglise.
Elle est la Mère de tous les Peuples.
Et ici, en ce lieu de grâce, où nous respirons l’esprit
de l’Eglise universelle,
j’aimerais de nouveau lui exprimer ma gratitude filiale.
Je vous encourage de tout
cœur, Chers amis,
à porter la Dame de tout les Peuples,
la Mère de la miséricorde, au monde entier.
Que Marie, Mère de
tous les Peuples, bénisse notre monde.
Qu’elle intercède auprès du Père pour qu’il
fasse miséricorde et nous donne la paix.
Qu’elle comble chacun de vous, ici présents, de joie, de
prospérité et d’amour. |