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Intervento di P. Paul Maria Sigl - Dettagli
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“L’Amore – la Via della Madre verso l’unità e la pace”

Conferenza di
P. Paul Maria Sigl
Guida spirituale della Comunità “Famiglia di Maria”


7a Giornata internazionale di preghiera ad Amsterdam
6–8 maggio 2005

Eccellenza, reverendissimi vescovi,
cari sacerdoti e consacrati,
cari pellegrini ed amici della Madre di tutti i Popoli

Non sentiamo oggi, in questa Giornata mariana di preghiera, che l’amore di Dio si riversa su di noi e ci riunisce in un’unica famiglia?

È una grande gioia avere tra noi, questo pomeriggio, dei nostri fratelli protestanti ed ortodossi, come pure ebrei, musulmani, perfino buddisti e indù. Tutti si sono riuniti presso la Madre di tutti i Popoli che amorevolmente, a braccia aperte, dà loro il benvenuto e li abbraccia. È lei la vera padrona di casa, che incoraggia ciascuno senza eccezione:Chiunque e qualunque voi siate, venite alla Signora di tutti i Popoli!” (6/04/1952). Chiunque e qualunque voi siate, io posso essere per voi la Madre, la Signora di tutti i Popoli” (31/05/1954).
Uniti a quest’ospite materna, anche noi cattolici diamo loro il più cordiale benvenuto! È la prima volta che intenzionalmente abbiamo invitato e radunato attorno all’immagine della Madonna anche fratelli e sorelle d’altre confessioni. In questo modo esaudiamo il desiderio esplicito della Madre di tutti i Popoli. Si realizza anche un po’ quanto riferito dalla veggente Ida Peerdeman, che ha visto la Madonna scrutare l’orizzonte come se stesse cercando della gente: “È proprio come se volesse attirare a sé tutti gli uomini; uomini che appartengono alla nostra chiesa, uomini che non appartengono alla nostra chiesa, e addirittura uomini che non appartengono a nessuna chiesa” (31/05/1954).
Tra poco ci parlerà Herman de Vries, pastore protestante; ascolteremo anche Padre Fadi Esber, legato del Patriarcato greco-ortodosso della Siria. Poi vedremo un passaggio del film “La Madonna e l’Islam” del regista turco Mohamed el Fers. Ascolteremo infine la signora Rasamée, buddista tailandese. Il contenuto di questi interventi non dovrà però essere frainteso, come se ci fosse una mescolanza di confessioni e non avesse importanza la fede che professiamo. Niente affatto!
Ognuno di essi darà invece una testimonianza personale del suo amore per la Madonna, per la sua madre celeste. Con grande gioia e riconoscenza potremo così costatare che la Madonna rende partecipi del suo tenero amore anche i suoi figli protestanti e li guida, come protegge e conforta indù e buddisti, come guarisce musulmani. Non potrebbe essere diversamente. Lei è infatti la Madre, la Madre di tutti i Popoli!
In considerazione di questo infinito e universale amore materno, che abbraccia tutti, ci rendiamo conto che il nostro amore per Dio e per il prossimo deve crescere e diventare molto più profondo.

Barriere ed abissi

È innegabile che i popoli della terra siano divisi da barriere e da abissi, come pure da immani ingiustizie e sofferenze che ci arrechiamo da secoli. La fotografia di soldati prigionieri in Asia che implorano di essere risparmiati dalla fucilazione ne è un commovente esempio!
Già cinquant’anni or sono, qui ad Amsterdam, la Madonna, ha espresso il suo sconforto: “Guardate tutti questi Paesi! Da nessuna parte unità, da nessuna parte pace e da nessuna parte quiete per i popoli. Ovunque tensione, ovunque paura” (15/06/1952).
Tutti noi aspiriamo all’amore, alla verità, alla giustizia e alla pace. Ma la corruzione e lo sfruttamento di milioni d’innocenti, guerre sanguinose e genocidi, terrore e atti di vendetta hanno aperto abissi d’odio che appaiono incolmabili. Questi crimini hanno lacerato anche i sentimenti religiosi dei credenti di tutte le confessioni, e ciò a livello planetario!
Chiediamoci: chi è in grado di superare queste barriere e questi abissi? Solo Dio! In questo tempo di grandi sofferenze, egli ci ha mandato sua Madre, che ci richiama all’amore, al primo e più grande comandamento, che tutti sono in grado di praticare, anche chi non fa parte d’una comunità religiosa. La Madonna lo dice: “Gli uomini devono vivere il primo e più grande comandamento. … Poiché il mondo anela all'unità…, il Signore e Maestro vuole portare ai popoli l’unità spirituale. Perciò invia Miriam, ovvero Maria, quale Signora di tutti i Popoli” (20/09/1951). La vocazione della Madre è quindi quella di ricomporre l’unità che si è disgregata. In che modo? Semplicemente con l’amore.

Riconciliarsi chiedendo umilmente perdono

Chi osserva la sacra immagine di Amsterdam, nota subito che la Madre, a braccia aperte, desidera accogliere e stringere tutti a sé. Nessuno è escluso dal suo amore! La luce della croce e i raggi emanati dalle sue mani scendono su tutti gli uomini di tutti i popoli, di ogni stirpe e razza, indipendentemente dalla loro professione di fede. Con questa bontà materna per l’intera umanità, la Madonna ci mostra una via che noi pure possiamo percorrere al suo seguito: la via dell’amore.
In qualunque situazione in cui l’unità sia venuta meno, quest’amore richiede che colui che ama faccia il primo passo verso la riconciliazione. Il vero amore vive profondamente del perdono!
Colui che in modo straordinario ha visibilmente percorso la via della riconciliazione è stato il nostro Santo Padre Giovanni Paolo II, profondamente mariano. Nel suo amore per la Madonna ha fatto esattamente ciò che lei stessa avrebbe fatto. Come nessun Papa prima di lui, è andato incontro ai fratelli separati nella fede e ha teso loro la mano, chiedendo umilmente perdono. Ha così seguito la via della Madre verso l’unità e la pace.
Già il primo giorno del suo pontificato, il nostro Santo Padre attuale, Benedetto XVI, ha detto che desidera proseguire su questa via.
In occasione di una giornata di preghiera per l’unità come quella odierna, l’opera pastorale di Giovanni Paolo II è particolarmente adatta per insegnarci come un cristiano possa dialogare amichevolmente e pregare con credenti di altre confessioni senza rinunciare alla propria fede. Appare perciò opportuno soffermarci su alcuni decisivi momenti della sua vita in qualità di Pastore e di edificatore spirituale di ponti: senza distinzioni di sorta, ha offerto a tutti gli uomini - credenti e non credenti – l’amore misericordioso e riconciliante di Dio.

L’attentato

Il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro esplosero dei colpi di pistola che avrebbero dovuto uccidere il Papa polacco. Giovanni Paolo II capì d’essere stato salvato da Maria. Settanta giorni dopo l’attentato, allorché Ali Agca fu condannato all’ergastolo, il Papa lo visitò in cella. Appena entrato, Ali Agca gli prese la mano per baciarla. Conosciamo tutti la foto, diventata celebre, che ritrae questi due uomini intrattenutisi amichevolmente per venti minuti. Alla fine si abbracciarono ed Ali Agca s’inginocchiò per baciare un’altra volta la mano del Santo Padre. Più tardi il Papa disse ai giornalisti: “Gli ho parlato come a un fratello, al quale ho perdonato, che gode della mia fiducia”.
Forse meno noto, ma ancora più toccante, è il fatto che poco dopo l’attentato la madre di Ali Agca ha scritto questa lettera al Santo Padre:
“Caro Papa Karol Wojtyla, è una donna anziana che le scrive per chiederle perdono. Un’anziana con il dolore nel cuore di rivedere suo figlio, che credeva morto, in modo ancora peggiore, perché ho saputo che voleva ucciderla.
Il suo cuore è grande ed io sono una semplice contadina, ma la prego di perdonare ciò che mio figlio Mehmet Alic Agca le ha fatto. Chiedo perdono per lui e per tutti coloro che sono sopraffatti dal male e perciò necessitano dell’aiuto degli uomini e di Dio”
.
Quanta umiltà in questa madre musulmana, che nel nome di suo figlio ha fatto questo primo passo per la riconciliazione! Giovanni Paolo II rispose alla lettera subito dopo averla letta. Ha invitato la madre in Vaticano, dove, per suggellare la riconciliazione, l’ha abbracciata e baciata. Vedete come, infallibilmente, dall’amore misericordioso sboccia la fratellanza!

Dio deve guarire le ferite

Il nostro Papa defunto ha praticato quest’amore in una forma ancora maggiore negli intensi sforzi per la riconciliazione con le altre Chiese cristiane. Eccovene un esempio significativo.
Quattro anni fa (dal 4 al 9 maggio 2001), il Papa intendeva visitare la Grecia, viaggio che ancora poco tempo prima il portavoce del Vaticano Navarro Valls aveva definito “assolutamente impensabile”. In effetti, da ben mille anni la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente sono separate e il 99% dei greci sono ortodossi. I monaci del celebre monastero del Monte Athos organizzarono persino una catena di preghiera per impedire la venuta del Papa. Tuttavia il viaggio si fece. Già durante il suo primo discorso, il primate ortodosso, arcivescovo Christodoulos di Atene, pose l’accento sul fatto che nessuno, fino a quel momento, aveva chiesto perdono. Il Santo Padre parlò con l’animo pervaso di amore e disse: “Chiediamo perdono al Signore per tutti i peccati che i figli e le figlie della Chiesa cattolica, nel passato e nel presente…hanno commesso contro i fratelli e le sorelle ortodossi… Preghiamo Dio …di guarire le ferite che fanno ancora soffrire lo spirito del popolo greco”. Giovanni Paolo II formulò questa richiesta di perdono con una tale umiltà che il ghiaccio cominciò a sciogliersi.
Successe quindi qualcosa d’inatteso, un piccolo miracolo: anche se il programma ufficiale dell’incontro dei capi delle due Chiese escludeva assolutamente una preghiera in comune, il Santo Padre chiese spontaneamente: “Perché non recitiamo insieme il Padre nostro?” Senza esitare, il Primate ortodosso iniziò a gran voce la preghiera, seguito da tutti i presenti, per concludere con “…rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Senza dubbio, si è trattato del punto culminante dell’incontro! E la stessa sera, il Patriarca Christodoulos affermò: “È stato un giorno storico, indimenticabile!”.
Non è questo un esempio che si addice perfettamente al nostro odierno raduno di preghiera? Il frutto della richiesta di perdono, formulata umilmente, è stata la preghiera in comune. Il frutto della preghiera in comune sarà un giorno l’unità. Il Santo Padre e il Primate hanno fatto esattamente ciò che la Signora di tutti i Popoli dice nei suoi messaggi: “Datevi le mani!” (6/04/1952). “Cercatevi e ritrovatevi! Se gli apostoli sono divisi nelle loro opinioni, come possono allora essere i popoli una cosa sola?” (15/06/1952).

In Siria

Dalla Grecia il Papa si è recato in Siria, nella cui capitale ha incontrato dignitari e migliaia di giovani della Chiesa siriana, armena, caldea, greca, latina e maronita. Il Patriarca greco-cattolico Gregorio III Laham accolse il Santo Padre con grande amore e invitò ardentemente i presenti a voler dimenticare la separazione e a praticare l’unità, riscuotendo un applauso senza fine. Il Santo Padre abbracciò il Patriarca con tale affetto che questi ebbe ad affermare: “Non mi era mai capitato che il Santo Padre avesse ad abbracciarmi così cordialmente”.
Durante questa visita a Damasco, il Santo Padre fece qualcosa senza precedenti: per la prima volta nella storia della Cristianità, un Papa è entrato in una moschea, manifestando così un segno di apertura e di disponibilità alla riconciliazione con l’Islam.
Vi era comunque già stato un incontro di grande intensità con dei fedeli musulmani. Esso avvenne nel 1995 in uno stadio del Marocco, occupato fino all’ultimo posto da 50'000 giovani marocchini e di altri paesi arabi. Era la prima volta che un Papa si incontrava con giovani musulmani. Ed era anche la prima volta che un discendente diretto di Maometto, Re Hassan II del Marocco, presentava il vicario di Cristo a giovani musulmani. Il Papa rivolse loro il saluto di pace ‘As-salamu `alaikum!’, che venne accolto con un applauso fragoroso.
Altra visita memorabile del Papa è stata quella alla Moschea di Omayaden a Damasco, il luogo di preghiera più importante per i musulmani dopo Mecca, Medina e Gerusalemme. Qui si venera la tomba di Giovanni Battista. Il Gran Muftì Ahmed Kuftoro accolse l’ospite romano nel grande cortile dell’immensa moschea con le parole: “È un momento storico per noi musulmani e ci sentiamo altamente onorati, perché è la prima volta che un Papa entra in una moschea” e lo abbracciò. Il loro incontro fu caratterizzato da grande schiettezza ed amabilità, tanto da dare l’impressione che si trattava di due vecchi amici ritrovatisi dopo una lunga separazione. Come già anni prima in Marocco, il Papa esclamò: “As-salamu `alaikum!” (La pace sia con voi!). Poi implorò il perdono reciproco: “Per ogni volta che musulmani e cristiani si sono fatti del male, dobbiamo chiedere perdono all’Onnipotente e scambiarci il perdono”. Migliaia di musulmani si inginocchiarono in preghiera sui tappeti e il Santo Padre si raccolse in orazione.

È possibile una convivenza pacifica?

Credo che, particolarmente qui in Europa, dobbiamo imparare da quell’incontro a Damasco, poiché ormai viviamo con milioni di persone provenienti da nazioni e popoli musulmani. Solo in Germania, negli ultimi trent’anni sono state costruite oltre 2000 moschee. Ciò non sorprende, quando si considera che in Germania vivono più di tre milioni di musulmani. Recentemente, nei Paesi Bassi è stato pubblicato uno studio secondo il quale tra otto anni i musulmani costituiranno probabilmente la maggioranza della popolazione nelle sei città più grandi del Paese. Vi chiedo: sarà possibile, per noi e per i nostri figli, vivere in pace con i nostri fratelli islamici? Il dialogo, in ogni caso, è indispensabile. Esso esige però molto, se non troppo, dalle due parti e sarà possibile soltanto se fondato sulla stima reciproca e sull’amore imperniato di umiltà. Tanto la stima reciproca quanto l’amore sono dei DONI che Dio vuol darci per mezzo di Maria, in quanto Madre dell’unità. La presenza silenziosa di Maria basta per unire i popoli in preghiera, come lo dimostrano le apparizioni mariane di Zeitoun, in Egitto, riconosciute dalla Chiesa. Quest’incomparabile e meraviglioso esempio costituisce la prova che la pacifica convivenza di persone di ogni razza e religione, di tutti i popoli, è possibile se esse sono unite dall’amore per la nostra Madre universale.

Zeitoun – il primo riconoscimento ecumenico di un’apparizione della Madonna

Vicino al Cairo, negli anni 1968/69, davanti alla croce sulla cupola della chiesa copta dedicata a Maria, è apparsa ripetutamente una figura femminile bianca, avvolta in una luce splendente. Centinaia di migliaia di Cristiani copti e greco-ortodossi, Ebrei e Musulmani e perfino non credenti affluirono al luogo delle apparizioni; migliaia di malati gravi di ogni confessione, considerati inguaribili, riacquistarono la salute. Le apparizioni, di una durata fino ad otto ore, si verificarono nel periodo culminante del conflitto militare tra gli Stati arabi ed Israele. Questo conflitto celava il pericolo di una terza guerra mondiale. Dimostrativamente, senza pronunciare parola, la SIGNORA si muoveva da est a ovest e viceversa, con le mani alzate in segno di benedizione.
Fra tutte le persone che hanno rilasciato una testimonianza, il più entusiasta e categorico è stato un pastore protestante: “Non era un’ombra quella che ho visto. Centomila persone erano accorse dalle città e dai villaggi. Tutti, anche i musulmani, hanno disteso lenzuola e tappeti sulla strada e hanno cantato inni in onore della Vergine e Madre di Dio. Prima di allora non avevamo mai pregato insieme, sicuramente non in pubblico”.
Concordemente, le autorità ecclesiastiche del Cairo hanno riconosciuto l’autenticità delle apparizioni. Per la prima volta nella storia delle diverse Chiese vi è così stata un’approvazione ecumenica di un’apparizione mariana. Tutti sono stati testimoni oculari e convinti dell’autenticità: 1° il Patriarca copto, 2° il Cardinale romano-cattolico, 3° il Rettore dei Cristiani evangelici egiziani, 4° il Responsabile della comunità greco-ortodossa, 5° i Capi musulmani e 6° perfino il Governo egiziano.
Ne è conseguito un appariscente incremento della devozione e una comprensione reciproca tra razze e confessioni, sovente nemiche nel passato.

Vera fratellanza con il Popolo dell’Antica Alleanza

La comunità religiosa dalla quale la Cristianità è divisa dal tempo più lungo è l’Ebraismo. Nell’Anno Santo 2000, Papa Giovanni Paolo II è andato pellegrino in Terra Santa. A Gerusalemme, presso il monumento commemorativo dell’olocausto Yad Vashem, ha chiesto perdono a tutto il popolo ebraico e ha assicurato che la Chiesa cattolica è profondamente rattristata dall’odio nei confronti degli ebrei e dalle violenze antisemitiche da parte di Cristiani, di tutti i tempi ed in ogni luogo. Le sue parole hanno fatto piangere molti ebrei. Ha poi espresso questa supplica: “Costruiamo un nuovo futuro, nel quale non trovino posto dei sentimenti antisemiti da parte dei cristiani, né sentimenti anticristiani da parte degli ebrei”. Quest’affermazione ha fatto il giro del mondo.
Tre giorni dopo il Santo Padre si è recato al “Muro del Pianto”, il santuario ebreo più importante. Non ci sarebbe stato un modo più significativo per esprimere esteriormente la richiesta del perdono! Lentamente si è avvicinato al Muro, si è inchinato e ha deposto in una fessura la richiesta scritta del perdono con la sua firma.


Ha l’amore più grande colui che offre la sua vita

Il tema di questa Giornata di preghiera, “Vivere l’amore fino all’estremo”, significa che l’amore verso il prossimo deve palesarsi in un ATTO concreto. Consideriamo di nuovo il monumento dell’olocausto a Gerusalemme, dove ciò è chiaramente espresso. C’è un cammino che guida al monumento, il cosiddetto Viale dei Giusti, lungo il quale 6000 alberi ricordano 6000 non ebrei che durante la seconda guerra mondiale hanno vissuto l’amore fino all’estremo per salvare molti ebrei. Uno dei più noti è il diplomatico svedese Raoul Wallenberg, che durante la sua funzione di ambasciatore svedese in Ungheria ha salvato 13 000 ebrei dalla deportazione.
Analogamente si è comportata l’olandese Corrie ten Boom di Haarlem con la sorella Betsi e il loro padre Camper. La famiglia, di fede protestante, profondamente credente, aveva sempre la porta aperta per chi necessitava di aiuto, indipendentemente dalla sua fede. A rischio della loro vita, durante la seconda guerra mondiale hanno nascosto ebrei in casa, salvando così centinaia di vite. Furono però traditi e arrestati. Dieci giorni dopo il padre 84.enne morì in prigione, non senza aver confidato a un altro detenuto: “Se fossi liberato domani, dopodomani continuerei ad aiutare ebrei come tutti coloro che non hanno alcun ricovero”.

Madre Teresa: ciascuno è il mio prossimo

Similmente alla famiglia protestante ten Boom nei Paesi Bassi, che intervenne in soccorso dei bisognosi e particolarmente degli ebrei, Madre Teresa iniziò la sua opera in India tra indù, buddisti e musulmani, per poi svilupparla a livello mondiale a favore dei più poveri tra i poveri.
In quanto cristiana, il suo animo era fortemente plasmato dalle parole di Gesù: “Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me”. Per questo, Madre Teresa non si è mai stancata di ripetere: “Riconosco Dio in ogni essere umano. Quando curo le piaghe di un lebbroso, penso di curare Gesù stesso”. Comprendiamo ora perché sulla facciata della casa di Calcutta dove sono curati i malati gravi e accolti i morenti sta scritto: “Body of Christ” (Corpo di Cristo).
Secondo Madre Teresa, la peggiore forma di povertà è la mancanza di amore. Era convinta che una persona colma d’amore conduce il prossimo a Dio – anche senza parole.
Quanto ciò sia vero, lo racconta lei stessa: “Un giorno è entrato uno sconosciuto nella Casa dei morenti. Dopo aver girato lungamente tra i capezzali, mi si avvicinò e disse: ‘Sono entrato con il cuore carico d’odio contro Dio e contro gli uomini. Ma quando ho visto con quanta delicatezza le suore assistono i malati, ho capito che Dio ci ama ancora. Mi sento trasformato. Adesso credo nuovamente che Dio ci ama!’”.
Prima o poi, l’amore caritatevole cambia ogni uomo, così che anche l’altro diventa una persona che ama. Madre Teresa ce ne dà un esempio:
“Un giorno mi si chiese di visitare una famiglia indù con otto figli, sprovvista di cibo. Presi con me un po' di riso e andai a trovarla. Entrata in casa, ho letto subito negli occhi dei bambini che soffrivano la fame. Diedi il riso alla madre, che subito ne fece due parti e poi uscì dicendo: ‘Anche gli altri hanno fame’. Si riferiva ai vicini di casa. Ciò che mi ha maggiormente impressionata non è stato il fatto che aveva spartito il riso, ma che sapeva della fame dei vicini. Alla sera non ho portato altro riso alla madre indù, ma soltanto l’indomani, affinché potesse godere la gioia d’aver condiviso, d’aver compiuto un atto d’amore. Il vero amore comporta anche dei sacrifici. La madre di famiglia era indù, la sua vicina musulmana. Questo mi ha commosso profondamente”.
Come vedete, cari amici, l’amore materno di una missionaria cristiana ha indotto una madre indù a fare del bene a una famiglia musulmana. Questo esempio è una bella dimostrazione di come ognuno di noi, al posto dove si trova, può praticare l’amore del prossimo senza fare distinzioni.
Sì, gli uomini non dovrebbero poter leggere il vangelo dell’amore soltanto nella Bibbia, ma anche nella nostra vita. È quello che ha spiegato la Santa di Calcutta a un giornalista occidentale.

Una goccia d’acqua pura

Al suo arrivo a Roma, dopo aver ricevuto il Premio Nobel, Madre Teresa era attesa da molti giornalisti. A ciascuno ha porto una medaglia miracolosa. Un gesto che le era tipico! Ha dato ad ognuno la Madonna, senza chiedere la sua professione di fede. Poi ha risposto alle domande. Un giornalista volle essere un po’ provocante: “Madre, lei ha settant’anni. Alla sua morte, il mondo sarà come prima. Cosa sarà cambiato dopo tante fatiche? Si riposi, non vale la pena di affannarsi tanto. Il mondo non cambia!”. Immediatamente si fece silenzio. Ognuno attendeva la risposta di quella piccola e tuttavia grande donna. Ella sorrise e rispose: “Guardi, non ho mai creduto di poter cambiare il mondo. Volevo essere soltanto una cosa: una piccola goccia d’acqua pura che potesse riflettere l’amore di Dio. Le sembra poco?”
Il giornalista, perplesso, non seppe rispondere. Allora Madre Teresa aggiunse: “Cerchi anche lei d’essere una goccia d’acqua pura: saremo allora in due. È sposato?” “Sì, Madre”. “Bene, allora lo dica a sua moglie, e saremo già in tre. Ha dei figli?” “Sì, Madre, tre.” “ Bene, lo dica anche ai suoi figli, e saremo già in sei”.

Cari amici, queste parole di Madre Teresa valgono anche per noi. Ci sono di incoraggiamento. Ognuno ha in sé una dose d’amore, con il quale può dare un contributo insostituibile ad un miglioramento nel suo ambiente.
Madre Teresa era profondamente convinta che c’è un solo Dio, che ama tutti i suoi figli; per questo, tutti gli uomini devono essere considerati uguali davanti a Dio.
In quest’ottica ha visto anche i comunisti atei. Un giorno, in Cina, un alto funzionario le chiese: “Che cos’è per lei un comunista?”. Senza esitare rispose: “Un figlio di Dio”. All’indomani i giornali citavano Madre Teresa, secondo la quale i comunisti sono figli di Dio. Madre Teresa se ne rallegrò grandemente, poiché, dopo tanto tempo, i giornali cinesi menzionavano nuovamente il nome di Dio.
È oltremodo impressionante il fatto che al funerale di Madre Teresa vi furono decine di migliaia di partecipanti di diverse confessioni, classi, razze e nazioni, ricchi e poveri, uniti in UN cuore solo nella preghiera. Questa santa donna ha amato tutti e tutti hanno percepito il suo amore. Per questo tutti hanno potuto pregare insieme.
Se l’amore di Madre Teresa ha ottenuto questo, quanto più potrà l’amore materno della Madonna, alla quale sono affidati tutti i popoli!

Ecumene mariana – la via offerta da Dio verso l’unità e la pace

Osserviamo ancora una volta l’immagine della Madonna esposta davanti a noi, poiché in questo dipinto ne è raffigurato il materno amore universale. Maria si presenta quale madre, ritta sul globo terrestre. Misticamente, le sue mani trafitte emanano raggi di grazia che si riversano sulle pecore, su tutti i popoli e su tutte le razze. La veggente Ida, che quest’anno compirebbe cent’anni, contemplò sovente quest’immagine. Un giorno, in occasione di una visione, disse: “Vedo molte differenti persone e razze di cui io stessa non sapevo che esistessero” (1/04/1951).
Infatti, la Madre di tutti i Popoli non è destinata a una sola nazione, ma a tutti i popoli. Naturalmente è la Madre dei cattolici, che protegge sotto il suo mantello, ma non solo loro. Sull’immagine di Amsterdam emana raggi, stende il suo manto su tutti i suoi figli, persino su coloro che non la conoscono ancora. La Madonna ama ciascuno dei suoi figli, come se fosse l’unico suo figlio e l’unico pensiero!
Dobbiamo implorare per tutti noi tale amore di portata universale, perché da soli non possiamo acquisirlo. Per questo la Madonna ha dato al mondo la sua preghiera, “… affinché lo Spirito Santo, l’amore, abiti nei cuori di tutti i popoli”.

Non corrisponde tutto questo allo spirito ecumenico del Santo Padre, Benedetto XVI?
Consentitemi perciò di concludere citando le parole da lui pronunciate in Piazza San Pietro, poche ore dopo la sua elezione, all’intenzione dei credenti di altre confessioni: “Con grande affetto rivolgo il mio saluto anche a tutti i battezzati … che non sono ancora in piena comunione con noi, come pure a voi, fratelli del popolo ebreo, con il quale siamo uniti da una grande e comune eredità spirituale. Infine, il mio pensiero va – similmente a un’onda che si propaga – a tutti gli uomini d’oggi, credenti e non credenti”.

Grazie!

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