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Eccellenza, reverendissimi vescovi,
cari sacerdoti e consacrati,
cari pellegrini ed amici della Madre di tutti i Popoli
Non sentiamo oggi, in questa Giornata mariana
di preghiera, che l’amore di Dio si riversa su di noi e ci riunisce
in un’unica famiglia?
È una grande gioia avere tra noi, questo
pomeriggio, dei nostri fratelli protestanti ed ortodossi, come pure ebrei,
musulmani, perfino buddisti e indù. Tutti si sono riuniti presso
la Madre di tutti i Popoli che amorevolmente, a braccia aperte, dà
loro il benvenuto e li abbraccia. È lei la vera padrona di casa,
che incoraggia ciascuno senza eccezione:
“Chiunque e qualunque voi
siate, venite alla Signora di
tutti i Popoli!” (6/04/1952). “Chiunque
e qualunque voi siate, io posso
essere per voi la Madre, la Signora di tutti i Popoli” (31/05/1954).
Uniti a quest’ospite materna, anche noi cattolici diamo loro il
più cordiale benvenuto! È la prima volta che intenzionalmente
abbiamo invitato e radunato attorno all’immagine della Madonna anche
fratelli e sorelle d’altre confessioni. In questo modo esaudiamo
il desiderio esplicito della Madre di tutti i Popoli. Si realizza anche
un po’ quanto riferito dalla veggente Ida Peerdeman, che ha visto
la Madonna scrutare l’orizzonte come se stesse cercando della gente:
“È proprio come se volesse
attirare a sé tutti gli uomini; uomini che appartengono alla nostra
chiesa, uomini che non appartengono alla nostra chiesa, e addirittura
uomini che non appartengono a nessuna chiesa” (31/05/1954).
Tra poco ci parlerà Herman de Vries, pastore protestante; ascolteremo
anche Padre Fadi Esber, legato del Patriarcato greco-ortodosso della Siria.
Poi vedremo un passaggio del film “La Madonna e l’Islam”
del regista turco Mohamed el Fers. Ascolteremo infine la signora Rasamée,
buddista tailandese. Il contenuto di questi interventi non dovrà
però essere frainteso, come se ci fosse una mescolanza di confessioni
e non avesse importanza la fede che professiamo. Niente affatto!
Ognuno di essi darà invece una testimonianza personale del suo
amore per la Madonna, per la sua madre celeste. Con grande gioia e riconoscenza
potremo così costatare che la Madonna rende partecipi del suo tenero
amore anche i suoi figli protestanti e li guida, come protegge e conforta
indù e buddisti, come guarisce musulmani. Non potrebbe essere diversamente.
Lei è infatti la Madre, la Madre
di tutti i Popoli!
In considerazione di questo infinito e universale amore materno, che abbraccia
tutti, ci rendiamo conto che il nostro amore
per Dio e per il prossimo deve
crescere e diventare molto più profondo.
Barriere ed abissi
È innegabile che i popoli della terra
siano divisi da barriere e da abissi, come pure da immani ingiustizie
e sofferenze che ci arrechiamo da secoli. La fotografia di soldati prigionieri
in Asia che implorano di essere risparmiati dalla fucilazione ne è
un commovente esempio!
Già cinquant’anni or sono, qui ad Amsterdam, la Madonna,
ha espresso il suo sconforto: “Guardate
tutti questi Paesi! Da nessuna parte unità, da nessuna parte pace
e da nessuna parte quiete per i popoli. Ovunque tensione, ovunque paura”
(15/06/1952).
Tutti noi aspiriamo all’amore, alla verità, alla giustizia
e alla pace. Ma la corruzione e lo sfruttamento di milioni d’innocenti,
guerre sanguinose e genocidi, terrore e atti di vendetta hanno aperto
abissi d’odio che appaiono incolmabili. Questi crimini hanno lacerato
anche i sentimenti religiosi dei credenti di tutte le confessioni, e ciò
a livello planetario!
Chiediamoci: chi è in grado di superare queste barriere e questi
abissi? Solo Dio! In questo tempo di grandi sofferenze, egli ci ha mandato
sua Madre, che ci richiama all’amore,
al primo e più grande
comandamento, che tutti sono in grado
di praticare, anche chi non fa parte d’una comunità religiosa.
La Madonna lo dice: “Gli uomini
devono vivere il primo e più grande comandamento. … Poiché
il mondo anela all'unità…, il Signore e Maestro vuole portare
ai popoli l’unità spirituale. Perciò invia Miriam,
ovvero Maria, quale Signora di tutti i Popoli” (20/09/1951).
La vocazione della Madre è quindi quella di ricomporre l’unità
che si è disgregata. In che modo? Semplicemente con l’amore.
Riconciliarsi chiedendo umilmente perdono
Chi osserva la sacra immagine di Amsterdam, nota
subito che la Madre, a braccia aperte, desidera accogliere e stringere
tutti a sé. Nessuno
è escluso dal suo amore! La luce della croce e i raggi emanati
dalle sue mani scendono su tutti gli
uomini di tutti i popoli, di ogni stirpe
e razza, indipendentemente dalla loro professione di fede. Con questa
bontà materna per l’intera umanità, la Madonna ci
mostra una via che noi pure possiamo percorrere al
suo seguito: la via dell’amore.
In qualunque situazione in cui l’unità sia venuta meno, quest’amore
richiede che colui che ama faccia il
primo passo verso la riconciliazione.
Il vero amore vive profondamente del perdono!
Colui che in modo straordinario ha visibilmente percorso la via della
riconciliazione è stato il nostro Santo Padre Giovanni Paolo II,
profondamente mariano. Nel suo amore per la Madonna ha fatto esattamente
ciò che lei stessa avrebbe fatto.
Come nessun Papa prima di lui, è andato incontro ai fratelli separati
nella fede e ha teso loro la mano, chiedendo umilmente perdono. Ha così
seguito la via della Madre verso l’unità e la pace.
Già il primo giorno del suo pontificato, il nostro Santo Padre
attuale, Benedetto XVI, ha detto che desidera proseguire su questa via.
In occasione di una giornata di preghiera per l’unità come
quella odierna, l’opera pastorale di Giovanni Paolo II è
particolarmente adatta per insegnarci come un cristiano possa dialogare
amichevolmente e pregare con credenti di altre confessioni senza rinunciare
alla propria fede. Appare perciò opportuno soffermarci su alcuni
decisivi momenti della sua vita in qualità di Pastore e di edificatore
spirituale di ponti: senza distinzioni di sorta, ha offerto a tutti gli
uomini - credenti e non credenti – l’amore misericordioso
e riconciliante di Dio.
L’attentato
Il 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro esplosero
dei colpi di pistola che avrebbero dovuto uccidere il Papa polacco. Giovanni
Paolo II capì d’essere stato salvato da Maria. Settanta giorni
dopo l’attentato, allorché Ali Agca fu condannato all’ergastolo,
il Papa lo visitò in cella. Appena entrato, Ali Agca gli prese
la mano per baciarla. Conosciamo tutti la foto, diventata celebre, che
ritrae questi due uomini intrattenutisi amichevolmente per venti minuti.
Alla fine si abbracciarono ed Ali Agca s’inginocchiò per
baciare un’altra volta la mano del Santo Padre. Più tardi
il Papa disse ai giornalisti: “Gli
ho parlato come a un fratello, al quale ho perdonato, che gode della mia
fiducia”.
Forse meno noto, ma ancora più toccante, è il fatto che
poco dopo l’attentato la madre di Ali Agca ha scritto questa lettera
al Santo Padre:
“Caro Papa Karol Wojtyla, è
una donna anziana che le scrive per chiederle perdono. Un’anziana
con il dolore nel cuore di rivedere suo figlio, che credeva morto, in
modo ancora peggiore, perché ho saputo che voleva ucciderla.
Il suo cuore è grande ed io sono una semplice contadina, ma la
prego di perdonare ciò che mio figlio Mehmet Alic Agca le ha fatto.
Chiedo perdono per lui e per tutti coloro che sono sopraffatti dal male
e perciò necessitano dell’aiuto degli uomini e di Dio”.
Quanta umiltà in questa madre musulmana, che nel nome di suo figlio
ha fatto questo primo passo per la riconciliazione! Giovanni Paolo II
rispose alla lettera subito dopo averla letta. Ha invitato la madre in
Vaticano, dove, per suggellare la riconciliazione, l’ha abbracciata
e baciata. Vedete come, infallibilmente, dall’amore misericordioso
sboccia la fratellanza!
Dio deve guarire le ferite
Il nostro Papa defunto ha praticato quest’amore
in una forma ancora maggiore negli intensi sforzi per la riconciliazione
con le altre Chiese cristiane. Eccovene un esempio significativo.
Quattro anni fa (dal 4 al 9 maggio 2001), il Papa intendeva visitare la
Grecia, viaggio che ancora poco tempo prima il portavoce del Vaticano
Navarro Valls aveva definito “assolutamente impensabile”.
In effetti, da ben mille anni la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente
sono separate e il 99% dei greci sono ortodossi. I monaci del celebre
monastero del Monte Athos organizzarono persino una catena di preghiera
per impedire la venuta del Papa. Tuttavia il viaggio si fece. Già
durante il suo primo discorso, il primate ortodosso, arcivescovo Christodoulos
di Atene, pose l’accento sul fatto che nessuno, fino a quel momento,
aveva chiesto perdono. Il Santo Padre parlò con l’animo pervaso
di amore e disse: “Chiediamo
perdono al Signore per tutti i peccati che i figli e le figlie della Chiesa
cattolica, nel passato e nel presente…hanno commesso contro i fratelli
e le sorelle ortodossi… Preghiamo Dio …di guarire le ferite
che fanno ancora soffrire lo spirito del popolo greco”. Giovanni
Paolo II formulò questa richiesta di perdono con una tale umiltà
che il ghiaccio cominciò a sciogliersi.
Successe quindi qualcosa d’inatteso, un piccolo miracolo: anche
se il programma ufficiale dell’incontro dei capi delle due Chiese
escludeva assolutamente una preghiera in comune, il Santo Padre chiese
spontaneamente: “Perché
non recitiamo insieme il Padre nostro?” Senza esitare, il
Primate ortodosso iniziò a gran voce la preghiera, seguito da tutti
i presenti, per concludere con “…rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Senza dubbio, si è
trattato del punto culminante dell’incontro! E la stessa sera, il
Patriarca Christodoulos affermò: “È
stato un giorno storico, indimenticabile!”.
Non è questo un esempio che si addice perfettamente al nostro odierno
raduno di preghiera? Il frutto della richiesta di perdono, formulata umilmente,
è stata la preghiera in comune. Il frutto della preghiera in comune
sarà un giorno l’unità. Il Santo Padre e il Primate
hanno fatto esattamente ciò che la Signora di tutti i Popoli dice
nei suoi messaggi: “Datevi le
mani!” (6/04/1952). “Cercatevi
e ritrovatevi! Se gli apostoli sono divisi nelle loro opinioni, come possono
allora essere i popoli una cosa sola?” (15/06/1952).
In Siria
Dalla Grecia il Papa si è recato in Siria,
nella cui capitale ha incontrato dignitari e migliaia di giovani della
Chiesa siriana, armena, caldea, greca, latina e maronita. Il Patriarca
greco-cattolico Gregorio III Laham accolse il Santo Padre con grande amore
e invitò ardentemente i presenti a voler dimenticare la separazione
e a praticare l’unità, riscuotendo un applauso senza fine.
Il Santo Padre abbracciò il Patriarca con tale affetto che questi
ebbe ad affermare: “Non mi era
mai capitato che il Santo Padre avesse ad abbracciarmi così cordialmente”.
Durante questa visita a Damasco, il Santo Padre fece qualcosa senza precedenti:
per la prima volta nella storia della Cristianità, un Papa è
entrato in una moschea, manifestando così un segno di apertura
e di disponibilità alla riconciliazione con l’Islam.
Vi era comunque già stato un incontro di grande intensità
con dei fedeli musulmani. Esso avvenne nel 1995 in uno stadio del Marocco,
occupato fino all’ultimo posto da 50'000 giovani marocchini e di
altri paesi arabi. Era la prima volta che un Papa si incontrava con giovani
musulmani. Ed era anche la prima volta che un discendente diretto di Maometto,
Re Hassan II del Marocco, presentava il vicario di Cristo a giovani musulmani.
Il Papa rivolse loro il saluto di pace ‘As-salamu
`alaikum!’, che venne accolto con un applauso fragoroso.
Altra visita memorabile del Papa è stata quella alla Moschea di
Omayaden a Damasco, il luogo di preghiera più importante per i
musulmani dopo Mecca, Medina e Gerusalemme. Qui si venera la tomba di
Giovanni Battista. Il Gran Muftì Ahmed Kuftoro accolse l’ospite
romano nel grande cortile dell’immensa moschea con le parole: “È
un momento storico per noi musulmani e ci sentiamo altamente onorati,
perché è la prima volta che un Papa entra in una moschea”
e lo abbracciò. Il loro incontro fu caratterizzato da grande schiettezza
ed amabilità, tanto da dare l’impressione che si trattava
di due vecchi amici ritrovatisi dopo una lunga separazione. Come già
anni prima in Marocco, il Papa esclamò: “As-salamu
`alaikum!” (La pace sia con voi!). Poi implorò il
perdono reciproco: “Per ogni
volta che musulmani e cristiani si sono fatti del male, dobbiamo chiedere
perdono all’Onnipotente e scambiarci il perdono”. Migliaia
di musulmani si inginocchiarono in preghiera sui tappeti e il Santo Padre
si raccolse in orazione.
È possibile una convivenza pacifica?
Credo che, particolarmente qui in Europa, dobbiamo
imparare da quell’incontro a Damasco, poiché ormai viviamo
con milioni di persone provenienti da nazioni e popoli musulmani. Solo
in Germania, negli ultimi trent’anni sono state costruite oltre
2000 moschee. Ciò non sorprende, quando si considera che in Germania
vivono più di tre milioni di musulmani. Recentemente, nei Paesi
Bassi è stato pubblicato uno studio secondo il quale tra otto anni
i musulmani costituiranno probabilmente la maggioranza della popolazione
nelle sei città più grandi del Paese. Vi chiedo: sarà
possibile, per noi e per i nostri figli, vivere in pace con i nostri fratelli
islamici? Il dialogo, in ogni caso, è indispensabile. Esso esige
però molto, se non troppo, dalle due parti e sarà possibile
soltanto se fondato sulla stima reciproca e sull’amore imperniato
di umiltà. Tanto la stima reciproca quanto l’amore sono dei
DONI che Dio vuol darci per mezzo di Maria, in quanto Madre dell’unità.
La presenza silenziosa di Maria basta per unire i popoli in preghiera,
come lo dimostrano le apparizioni mariane di Zeitoun, in Egitto, riconosciute
dalla Chiesa. Quest’incomparabile e meraviglioso esempio costituisce
la prova che la pacifica convivenza di persone di ogni razza e religione,
di tutti i popoli, è possibile se esse sono unite dall’amore
per la nostra Madre universale.
Zeitoun – il primo riconoscimento ecumenico
di un’apparizione della Madonna
Vicino al Cairo, negli anni 1968/69, davanti
alla croce sulla cupola della chiesa copta dedicata a Maria, è
apparsa ripetutamente una figura femminile bianca, avvolta in una luce
splendente. Centinaia di migliaia di Cristiani copti e greco-ortodossi,
Ebrei e Musulmani e perfino non credenti affluirono al luogo delle apparizioni;
migliaia di malati gravi di ogni confessione, considerati inguaribili,
riacquistarono la salute. Le apparizioni, di una durata fino ad otto ore,
si verificarono nel periodo culminante del conflitto militare tra gli
Stati arabi ed Israele. Questo conflitto celava il pericolo di una terza
guerra mondiale. Dimostrativamente, senza pronunciare parola, la SIGNORA
si muoveva da est a ovest e viceversa, con le mani alzate in segno di
benedizione.
Fra tutte le persone che hanno rilasciato una testimonianza, il più
entusiasta e categorico è stato un pastore protestante: “Non
era un’ombra quella che ho visto. Centomila persone erano accorse
dalle città e dai villaggi. Tutti, anche i musulmani, hanno disteso
lenzuola e tappeti sulla strada e hanno cantato inni in onore della Vergine
e Madre di Dio. Prima di allora non avevamo mai pregato insieme, sicuramente
non in pubblico”.
Concordemente, le autorità ecclesiastiche del Cairo hanno riconosciuto
l’autenticità delle apparizioni. Per la prima volta nella
storia delle diverse Chiese vi è così stata un’approvazione
ecumenica di un’apparizione mariana. Tutti sono stati testimoni
oculari e convinti dell’autenticità: 1° il Patriarca
copto, 2° il Cardinale romano-cattolico, 3° il Rettore dei Cristiani
evangelici egiziani, 4° il Responsabile della comunità greco-ortodossa,
5° i Capi musulmani e 6° perfino il Governo egiziano.
Ne è conseguito un appariscente incremento della devozione e una
comprensione reciproca tra razze e confessioni, sovente nemiche nel passato.
Vera fratellanza con il Popolo dell’Antica
Alleanza
La comunità religiosa dalla quale la Cristianità
è divisa dal tempo più lungo è l’Ebraismo.
Nell’Anno Santo 2000, Papa Giovanni Paolo II è andato pellegrino
in Terra Santa. A Gerusalemme, presso il monumento commemorativo dell’olocausto
Yad Vashem, ha chiesto perdono a tutto il popolo ebraico e ha assicurato
che la Chiesa cattolica è profondamente rattristata dall’odio
nei confronti degli ebrei e dalle violenze antisemitiche da parte di Cristiani,
di tutti i tempi ed in ogni luogo. Le sue parole hanno fatto piangere
molti ebrei. Ha poi espresso questa supplica: “Costruiamo
un nuovo futuro, nel quale non trovino posto dei sentimenti antisemiti
da parte dei cristiani, né sentimenti anticristiani da parte degli
ebrei”. Quest’affermazione ha fatto il giro del mondo.
Tre giorni dopo il Santo Padre si è recato al “Muro del Pianto”,
il santuario ebreo più importante. Non ci sarebbe stato un modo
più significativo per esprimere esteriormente la richiesta del
perdono! Lentamente si è avvicinato al Muro, si è inchinato
e ha deposto in una fessura la richiesta scritta del perdono con la sua
firma.
Ha l’amore più grande colui che
offre la sua vita
Il tema di questa Giornata di preghiera, “Vivere
l’amore fino all’estremo”, significa che l’amore
verso il prossimo deve palesarsi in un ATTO concreto. Consideriamo di
nuovo il monumento dell’olocausto a Gerusalemme, dove ciò
è chiaramente espresso. C’è un cammino che guida al
monumento, il cosiddetto Viale dei Giusti, lungo il quale 6000 alberi
ricordano 6000 non ebrei che durante la seconda guerra mondiale hanno
vissuto l’amore fino all’estremo per salvare molti ebrei.
Uno dei più noti è il diplomatico svedese Raoul Wallenberg,
che durante la sua funzione di ambasciatore svedese in Ungheria ha salvato
13 000 ebrei dalla deportazione.
Analogamente si è comportata l’olandese Corrie ten Boom di
Haarlem con la sorella Betsi e il loro padre Camper. La famiglia, di fede
protestante, profondamente credente, aveva sempre la porta aperta per
chi necessitava di aiuto, indipendentemente dalla sua fede. A rischio
della loro vita, durante la seconda guerra mondiale hanno nascosto ebrei
in casa, salvando così centinaia di vite. Furono però traditi
e arrestati. Dieci giorni dopo il padre 84.enne morì in prigione,
non senza aver confidato a un altro detenuto: “Se
fossi liberato domani, dopodomani continuerei ad aiutare ebrei come tutti
coloro che non hanno alcun ricovero”.
Madre Teresa: ciascuno è il mio prossimo
Similmente alla famiglia protestante ten Boom
nei Paesi Bassi, che intervenne in soccorso dei bisognosi e particolarmente
degli ebrei, Madre Teresa iniziò la sua opera in India tra indù,
buddisti e musulmani, per poi svilupparla a livello mondiale a favore
dei più poveri tra i poveri.
In quanto cristiana, il suo animo era fortemente plasmato dalle parole
di Gesù: “Ciò
che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto
a me”. Per questo, Madre Teresa non si è mai stancata
di ripetere: “Riconosco Dio in ogni essere umano. Quando curo le
piaghe di un lebbroso, penso di curare Gesù stesso”. Comprendiamo
ora perché sulla facciata della casa di Calcutta dove sono curati
i malati gravi e accolti i morenti sta scritto: “Body of Christ”
(Corpo di Cristo).
Secondo Madre Teresa, la peggiore forma di povertà è la
mancanza di amore. Era convinta che una persona colma d’amore conduce
il prossimo a Dio – anche senza parole.
Quanto ciò sia vero, lo racconta lei stessa: “Un
giorno è entrato uno sconosciuto nella Casa dei morenti. Dopo aver
girato lungamente tra i capezzali, mi si avvicinò e disse: ‘Sono
entrato con il cuore carico d’odio contro Dio e contro gli uomini.
Ma quando ho visto con quanta delicatezza le suore assistono i malati,
ho capito che Dio ci ama ancora. Mi sento trasformato. Adesso credo nuovamente
che Dio ci ama!’”.
Prima o poi, l’amore caritatevole cambia ogni
uomo, così che anche l’altro diventa una persona che ama.
Madre Teresa ce ne dà un esempio:
“Un giorno mi si chiese di visitare
una famiglia indù con otto figli, sprovvista di cibo. Presi con
me un po' di riso e andai a trovarla. Entrata in casa, ho letto subito
negli occhi dei bambini che soffrivano la fame. Diedi il riso alla madre,
che subito ne fece due parti e poi uscì dicendo: ‘Anche gli
altri hanno fame’. Si riferiva ai vicini di casa. Ciò che
mi ha maggiormente impressionata non è stato il fatto che aveva
spartito il riso, ma che sapeva della fame dei vicini. Alla sera non ho
portato altro riso alla madre indù, ma soltanto l’indomani,
affinché potesse godere la gioia d’aver condiviso, d’aver
compiuto un atto d’amore. Il vero amore comporta anche dei sacrifici.
La madre di famiglia era indù, la sua vicina musulmana. Questo
mi ha commosso profondamente”.
Come vedete, cari amici, l’amore materno di una missionaria
cristiana ha indotto una madre indù
a fare del bene a una famiglia musulmana.
Questo esempio è una bella dimostrazione di come ognuno di noi,
al posto dove si trova, può praticare l’amore del prossimo
senza fare distinzioni.
Sì, gli uomini non dovrebbero poter leggere il vangelo dell’amore
soltanto nella Bibbia, ma anche nella nostra vita. È quello che
ha spiegato la Santa di Calcutta a un giornalista occidentale.
Una goccia d’acqua pura
Al suo arrivo a Roma, dopo aver ricevuto il Premio
Nobel, Madre Teresa era attesa da molti giornalisti. A ciascuno ha porto
una medaglia miracolosa. Un gesto che le era tipico! Ha dato ad ognuno
la Madonna, senza chiedere la sua professione di fede. Poi ha risposto
alle domande. Un giornalista volle essere un po’ provocante: “Madre,
lei ha settant’anni. Alla sua morte, il mondo sarà come prima.
Cosa sarà cambiato dopo tante fatiche? Si riposi, non vale la pena
di affannarsi tanto. Il mondo non cambia!”. Immediatamente
si fece silenzio. Ognuno attendeva la risposta di quella piccola e tuttavia
grande donna. Ella sorrise e rispose:
“Guardi, non ho mai creduto di poter cambiare il mondo. Volevo essere
soltanto una cosa: una piccola goccia d’acqua pura che potesse riflettere
l’amore di Dio. Le sembra poco?”
Il giornalista, perplesso, non seppe rispondere. Allora Madre Teresa aggiunse:
“Cerchi anche lei d’essere
una goccia d’acqua pura: saremo allora in due. È sposato?”
“Sì, Madre”. “Bene, allora lo dica a sua moglie,
e saremo già in tre. Ha dei figli?” “Sì, Madre,
tre.” “ Bene, lo dica anche ai suoi figli, e saremo già
in sei”.
Cari amici, queste parole di Madre Teresa valgono
anche per noi. Ci sono di incoraggiamento. Ognuno ha in sé una
dose d’amore, con il quale può dare un contributo insostituibile
ad un miglioramento nel suo ambiente.
Madre Teresa era profondamente convinta che c’è un solo
Dio, che ama tutti i suoi figli; per
questo, tutti gli uomini devono essere
considerati uguali davanti a Dio.
In quest’ottica ha visto anche i comunisti atei. Un giorno, in Cina,
un alto funzionario le chiese: “Che
cos’è per lei un comunista?”. Senza esitare
rispose: “Un figlio di Dio”.
All’indomani i giornali citavano Madre Teresa, secondo la quale
i comunisti sono figli di Dio. Madre Teresa se ne rallegrò grandemente,
poiché, dopo tanto tempo, i giornali cinesi menzionavano nuovamente
il nome di Dio.
È oltremodo impressionante il fatto che al funerale di Madre Teresa
vi furono decine di migliaia di partecipanti di diverse confessioni, classi,
razze e nazioni, ricchi e poveri, uniti in UN cuore solo nella preghiera.
Questa santa donna ha amato tutti e
tutti hanno percepito il suo amore.
Per questo tutti hanno potuto pregare
insieme.
Se l’amore di Madre Teresa ha ottenuto questo, quanto più
potrà l’amore materno della Madonna, alla quale sono affidati
tutti i popoli!
Ecumene mariana – la via offerta da
Dio verso l’unità e la pace
Osserviamo ancora una volta l’immagine
della Madonna esposta davanti a noi, poiché in questo dipinto ne
è raffigurato il materno amore universale. Maria si presenta quale
madre, ritta sul globo terrestre. Misticamente, le sue mani trafitte emanano
raggi di grazia che si riversano sulle pecore, su tutti i popoli e su
tutte le razze. La veggente Ida, che quest’anno compirebbe cent’anni,
contemplò sovente quest’immagine. Un giorno, in occasione
di una visione, disse: “Vedo
molte differenti persone e razze di cui io stessa non sapevo che esistessero”
(1/04/1951).
Infatti, la Madre di tutti i Popoli non è destinata a una
sola nazione, ma a tutti i popoli.
Naturalmente è la Madre dei cattolici, che protegge sotto il suo
mantello, ma non solo loro. Sull’immagine di Amsterdam emana raggi,
stende il suo manto su tutti i suoi figli, persino su coloro che non la
conoscono ancora. La Madonna ama ciascuno dei suoi figli, come se fosse
l’unico suo figlio e l’unico pensiero!
Dobbiamo implorare per tutti noi tale amore di portata universale, perché
da soli non possiamo acquisirlo. Per questo la Madonna ha dato al mondo
la sua preghiera, “… affinché
lo Spirito Santo, l’amore, abiti nei cuori di tutti i popoli”.
Non corrisponde tutto questo allo spirito ecumenico
del Santo Padre, Benedetto XVI?
Consentitemi perciò di concludere citando le parole da lui pronunciate
in Piazza San Pietro, poche ore dopo la sua elezione, all’intenzione
dei credenti di altre confessioni: “Con
grande affetto rivolgo il mio saluto anche a tutti i battezzati …
che non sono ancora in piena comunione con noi, come pure a voi, fratelli
del popolo ebreo, con il quale siamo uniti da una grande e comune eredità
spirituale. Infine, il mio pensiero va – similmente a un’onda
che si propaga – a tutti gli uomini d’oggi, credenti e non
credenti”.
Grazie! |