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Ho vissuto la mia conversione all’età
di 19 anni. Prima vivevo come di solito vivono attualmente i giovani.
Come tanti altri, cercavo la felicità e le gioie di questa vita
senza tener conto di Dio. Ritenevo che le questioni di fede riguardavano
le persone in età, dopo aver goduto la vita e i piaceri del mondo.
Soltanto poco tempo prima della mia conversione ho capito quanto effimere
sono le cose terrene e che la vita ha un significato che trascende le
cose ordinarie e le comodità.
Anche la mia famiglia viveva piuttosto lontana da Dio. Non eravamo cattolici
praticanti. Come tanti altri, pensavamo di non aver bisogno di Dio e in
concrete situazioni avremmo anche rinnegato la nostra fede già
solo per il timore di essere derisi. Per dirla in breve: sono vissuta
in un ambiente dove non si parlava della fede. Fondamentalmente senza
cattive intenzioni, ma piuttosto per ignoranza, anche se questa non è
una scusa.
Al momento della conversione di mia madre avevo forse 14 anni e avevo
già i miei interessi. Tuttavia, per essere sincera, nel mio intimo
c’era qualcosa che mi attraeva a Dio, ma mi vergognavo di dimostrarlo
e così continuavo a respingerlo. L’unica cosa rimastami dall’infanzia
erano un Padre Nostro e un’Ave Maria che, forse per alleggerirmi
la coscienza, recitavo prima di addormentarmi. Oggi riconosco che questo
era un desiderio ancora nascosto della mia anima che tendeva a Dio.
A 15 anni ebbi un amico fisso. Dato che aveva cinque anni più di
me, di solito ero la più giovane nella nostra cricca. Non c’erano
degli impedimenti per me di uscire la sera, di passare da una discoteca
all’altra o, meglio ancora, da una festa all’altra. Il mio
divertimento preferito era l’ascolto di musica rock in fumosi locali.
Occasionalmente mi piaceva mettermi in mostra vestendomi alla moda e nello
sport. Inoltre, parallelamente alla scuola, dove seguivo la formazione
quale disegnatrice tecnica, ero un’entusiasta di aerobica, che praticavo
nel centro di fitness gestito da mia madre. Amavo ballare, guadagnavo
un po’ di soldi, giravo molto, particolarmente per perfezionamenti
nel settore sportivo, ciò che era ideale per avere una bella linea
e un aspetto attraente. Non conducevo certo una vita esemplare, ma tutto
mi appariva normale. Ciò nonostante, spesso non ero contenta. Non
ero cosciente di ciò che era il peccato e non ne conoscevo le conseguenze,
tanto che sovente, col mio comportamento, ferivo persone, famigliari,
amici e in particolar modo a me stessa.
Ognuno rincorre la felicità e l’amore, ma - come mi sono
accorta più più tardi - c’è sempre un grande
pericolo nel cercarli al di fuori di Dio. Sì, l’ho sperimentato
personalmente e continuo a costatarlo presso i miei amici di allora.
A 18 anni un conoscente mi fece conoscere la “Signora di tutti i
Popoli” e la sua preghiera. Mia madre la conosceva da tempo, ma
mi era difficile d’accettarla da parte sua. Stranamente, cominciai
a recitare questa preghiera, che imparai a memoria, anche se inizialmente
la rappresentazione della Madonna non mi piaceva.
Mia madre ed io fummo invitati dall’amico di famiglia alla Prima
Giornata internazionale di preghiera ad Amsterdam. Inizialmente esitavo.
Mi sentivo imbarazzata di fronte ai miei amici e cercavo delle scuse.
Le preghiere di mia madre sono tuttavia state esaudite e improvvisamente
mi sono trovata in un pullman di pellegrini. Mi sono rannicchiata in uno
dei posti in fondo, dopo che la sera prima ero uscita fin verso mattina
per essere in grado di “digerire”il pellegrinaggio.
Invece, proprio questo viaggio ha segnato
l’inizio della mia conversione. D’un tratto sono stata
confrontata a tante domande che mi giravano nella testa. Perché
ho intrapreso questo viaggio? Dio esiste realmente? Che cos’è
la fede? Che cosa mi aspetta? E molte altre domande.
Durante il viaggio mi sono sentita diversa del solito, più libera.
Non avevo bisogno di fingere per fare impressione. Mi sembrava d’essere
in uno stato d’abbandono e nello stesso tempo mi sentivo sorretta.
Ero però anche confusa e tesa. Cercavo di capire la ragione di
tutto ciò. Sentivo che dovevo cambiare la mia vita. Una suora che
ci accompagnava nel pullman mi è stata di grande aiuto. Aveva certamente
capito il mio intimo travaglio, così ho potuto parlare con lei
di molte cose.
La Madonna, la Madre di tutti i Popoli, mi ha fermamente preso per mano.
Già alla vigilia della Giornata di preghiera mi ha condotto alla
santa confessione, anche se in un primo tempo non ne volevo assolutamente
sapere. Chiesi l’aiuto del sacerdote e ne risultò una confessione
generale che sconvolse internamente. E Dio mi ha fatto la grazia di una
sincera contrizione. È stata una confessione laboriosa, ma a posteriori
mi resi conto che era stata necessaria per la mia conversione.
Ho sentito crescere fortemente in me il desiderio di cambiare vita. Durante
il ritorno dovevo lottare continuamente contro le lacrime, consapevole
di quanto la Madonna mi fosse stata vicina durante la Giornata di preghiera.
E questo malgrado che durante la mia vita passata non abbia quasi mai
pensato a lei. Non la conoscevo. Ho capito che Dio aveva altri piani per
me. Mi commossi profondamente, senza capirne il motivo.
Tornata a casa ho veramente iniziato a pregare, per quanto mi era possibile.
Ho cominciato di andare a messa la domenica, anche se inizialmente non
era così facile. Poi è cresciuto in me il desiderio di adorare
Gesù nell’Eucaristia. Ho cessato la convivenza con l’amico,
una delle cose più difficili, che lui non poteva capire, ma che
ha accettato. Naturalmente dovevo combattere, soprattutto le mie debolezze.
C’erano degli alti e molti bassi, ma la Madonna mi teneva per mano,
anche se vi sono stati dei momenti in cui l’ho abbandonata.
Il mio obiettivo era quello di riconoscere il piano di Dio per la mia
vita, perché ero convinta che era l’unica via per la mia
felicità. Volevo essere aperta ad ogni possibilità, anche
per una vita consacrata, un pensiero che non mi abbandonava, anche se
a volte mi incuteva timore.
Dalla Giornata di preghiera trascorsero poco più di sei mesi fino
alla mia decisione di disdire il mio impiego, di separarmi definitivamente
dall’amico e di abbracciare la vita consacrata.
Oggi ringrazio il Signore in ginocchio per la vocazione e soprattutto
per il dono di aver ricostituito la mia famiglia dopo oltre 12 anni di
disgregazione.
Dio ha guarito le nostre ferite, passo dopo
passo, dal momento che la Madre, la Signora di tutti i Popoli, è
entrata nella nostra vita. Piena di riconoscenza, ora le dedico
la mia vita.
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