Contenuto della pagina


Incontro internazionale della gioventł: Rick Legerstee, NL - Dettagli
Home --> Archivio --> Giornate di Preghiera --> 2005 Amsterdam

Versione di stampa

 

Untitled Document

Incontro internazionale della gioventù

“Mi amava ancor prima che la conoscessi”

Testimonianza di
Rick Legerstee, Olanda

7a Giornata internazionale di preghiera ad Amsterdam
6–8 maggio 2005

Mi chiamo Rick Legerstee, ho 24 anni e sono nato ad Amsterdam. Dò volentieri seguito all’invito di raccontarvi qualcosa della mia vita e della mia conversione.

La mia gioventù trascorse come quella di qualsiasi altra persona. Ero curioso, alla ricerca di tutto ciò che la vita potesse offrire.
Da bambino non sono stato educato nella fede. Sebbene frequentassi una scuola elementare cristiana, dove mi furono insegnati alcuni elementi religiosi, non ne feci alcunché. Ritengo che la mia gioventù, tutto sommato, sia trascorsa abbastanza bene. La vita è però un grande percorso di apprendimento, dove ognuno compie degli errori.

A casa sono stato educato da mia mamma, dato che i miei genitori si sono separati quando avevo tre anni. Vedevo mio padre ogni secondo weekend. Penso che mi sia mancata la figura paterna. A un certo punto mio padre ebbe dei problemi e così lo vidi ancora meno.
A scuola me la cavavo abbastanza bene. Non ero il primo, ma neanche l'ultimo della classe. Tanto a scuola, quanto nel tempo libero avevo molti amici, quasi sempre più grandi di me. Ebbi perciò delle esperienze premature. Fu così che venni a contatto con droga ed alcool. Tutto cominciò con una sigaretta. Sembra buffo, ma è così. Alla sigaretta seguì una birra, alla birra uno spinello, allo spinello le droghe pesanti. Non è pazzesco come vanno veloci queste cose? Sembra esagerato, ma, nel mio caso, tra la prima sigaretta e le droghe pesanti trascorsero soltanto tre anni!

A 16 anni ero già cocainomane, con tutte le manifestazioni della dipendenza. Ho interrotto la mia formazione, ho avuto problemi a casa, con i migliori amici e con me stesso. A un certo punto mi trovai sulla strada. La mia situazione era senza speranza. Entrai in conflitto con la polizia e con la legge poiché rubavo per procurarmi le droghe. Non mi sentivo mai a mio agio nel mondo freddo e duro dei drogati e dei criminali.
Un giorno dell’estate 1999 ero seduto su una panchina nel Parco Beatrice, presso il Centro dei congressi RAI. Era un periodo nero, nonostante tutte le droghe. Faceva bel tempo, ma io mi sentivo miserabile! Cercai allora a mio padre e gli dissi che ero drogato. Mio padre mi capì e decise che dovevamo porvi rimedio subito. Bussammo a vari enti sociali, ma sembrava che la mia persona non fosse gradita. Non c'era posto per me! Un giorno lessi per caso un articolo di giornale sulla comunità "Cenacolo", fondata in Italia da Suor Elvira. Mi sentii attirato perché volevo cambiare ambiente, andarmene da qui. Ne avevo abbastanza di tutti i miei problemi.

Una sera partecipammo a un colloquio informativo sul "Cenacolo" e fui subito bene accolto. Mi sembrava una formula buona: lavoro, preghiera e amicizia, cose che non conoscevo più da due anni. Due mesi dopo arrivai in quella Comunità, deciso ad affrontare una nuova vita. Non sapevo però cosa mi aspettava in un paese lontano, nella fredda Austria! All’arrivo ebbi un colloquio con un ragazzo tedesco di nome Jürgen. Non ci furono cerimonie, potevo già iniziare il giorno dopo, mentre nei Paesi Bassi avevo cercato un aiuto per sei mesi, senza trovare nulla.
Ebbi una settimana introduttiva e fin dal primo giorno mi fu attribuito un "angelo custode": era lo stesso Jürgen. Mi sembrava impossibile che una persona responsabile della Comunità mi seguisse senza ricevere una retribuzione. Infatti, nei due anni precedenti avevo avuto soltanto amici interessati ai miei soldi o alla mia droga. Jürgen mi insegnò tutto, il lavoro, le regole e, ciò che ignoravo completamente, la preghiera.
La prima volta che entrai nella cappella della Comunità e mi misi in ginocchio con il rosario in mano pensai: "Qui impazzisco! Mi ritrovo tra preti, non tra drogati". Tutti continuavano a ripetere la stessa preghiera in italiano, che non capivo.
Mi sembrava di impazzire in un paese straniero, senza connazionali e senza cose che mi fossero familiari. Dovevo parlare inglese tutto il giorno o farmi capire a gesti, cosa nella quale gli italiani sono maestri.

Dopo due mesi fui liberato dal mio "angelo custode". Era un bel cambiamento, perché era piuttosto pesante avere continuamente qualcuno dattorno. Piano piano avevo cominciato a lavorare con gli altri e riconquistato così un po’ di libertà. Un vero regalo! Cominciai ad apprezzare le piccole cose. Gradualmente mi furono assegnate piccole responsabilità, man mano che dimostravo di meritare la fiducia.
Una cosa che mi meravigliava era che dipendevamo totalmente dalla Provvidenza divina. Non andavamo a comperare gli alimenti: essi erano offerti dai vicini o da amici della Comunità. Mi sembrava una cosa anacronistica, considerato che nel nostro tempo tutto gira attorno al denaro, mentre lì non aveva importanza! Non si aveva niente in tasca, se non il rosario!

Dopo quattro mesi mi fu assegnato uno dei compiti più belli, ma anche più difficili: quello di “angelo custode" di un nuovo arrivato. Questo comportava un cambiamento totale per me. Non c'era più qualcuno che mi dicesse come e cosa fare, ma ero io che spiegavo al ragazzo quello che doveva fare e il funzionamento della Comunità. Dovevo insegnargli quello che era avevo imparato Mi era piuttosto difficile credere a cose che conoscevo da appena quattro mesi. Ancora più difficile era spiegarle a un altro, perché mi consideravo un principiante. Comunque, in fondo, per me si trattava di una grande sfida.

Una sera trovai sul mio letto una Bibbia in olandese. Che sorpresa! Da cinque mesi non avevo più letto alcun testo in olandese o sentito parlare la mia lingua! Cominciai a sfogliarla nella cappella e a leggere ogni giorno il vangelo.
Dopo sette mesi arrivò nella comunità un austriaco. Quando apprese che venivo da Amsterdam mi disse entusiasticamente: "Vrouwe van alle Volkeren!", "Vrouwe van alle Volkeren!", "Vrouwe van alle Volkeren!". Io non sapevo però a che cosa alludeva. Mi mise in mano una serie di immagini della “Signora di tutti i Popoli”, ma io ne presi soltanto una come segnalibro per la mia Bibbia. Thomas, questo il suo nome, continuava a parlare della "Signora di tutti i Popoli". Sembrava quasi che conoscesse Amsterdam meglio di me. Poi mi fece vedere una rivista con un reportage su una manifestazione in onore della "Signora di tutti i Popoli" nel RAI. Quel giorno - guarda caso! - avevo lavorato come cameriere in quel Centro dei congressi, ignorando tuttavia il senso di tale grosso convegno.
Dopo otto o nove mesi nella comunità lessi l’indirizzo della cappella della "Signora di tutti i Popoli", scritto dietro l’immagine: Diepenbrockstraat, la via che percorrevo in bicicletta quando mi recavo al lavoro al RAI! Realizzai anche che la panchina dov’ero seduto quando mi resi conto che dovevo porre fine alla mia vita di drogato si trovava direttamente dietro la cappella della "Signora di tutti i Popoli". Ne conclusi che doveva trattarsi di qualcosa di più di semplici coincidenze: l’immagine, la panchina dietro la cappella, l’impossibilità di trovare in Olanda un posto per liberarmi dalla droga e il fatto di capitare in Austria dove la Madonna è molto venerata!

Dopo circa un anno, un sacerdote della Comunità mi chiese se volevo essere battezzato. Ero un po’ titubante, dato che tutto mi sembrava procedere troppo velocemente. Allora il prete mi offerse di partecipare a un corso sulla Bibbia. Passammo mezz'ora al giorno leggendola, dalla Genesi all'Apocalisse. La trovai molto interessante. Terminato il corso, il prete mi disse che in sostanza ero pronto per il battesimo. Mi resi conto che con il battesimo avrei cominciato veramente una nuova vita e mi feci battezzare da quel sacerdote.
Ora, sei anni dopo aver chiuso con la droga, sento chiaramente che ho proprio iniziato un'altra vita. La vita con Dio e la calma interiore mi hanno cambiato.

I cinque anni nella Comunità di Suor Elvira in Austria, Italia a Francia hanno dato un novo corso alla mia vita. Posso dire: credo in Dio, credo nell'amicizia e nell'amore.
Adesso sono per così dire rientrato nella società e mi rendo conto di quale arma potente sia la preghiera. Non recito più tre rosari al giorno, come quando vivevo nella Comunità. Prego più brevemente, ma per me la preghiera rimane importante.
So che Dio e la Signora di tutti i Popoli mi sono vicini ogni giorno. Ma sento anche quanto difficile sia incontrarli e riconoscerli ogni giorno. Però essi sono qui!

Versione di stampa




Navigazione