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Mi chiamo Rick Legerstee, ho 24 anni e sono
nato ad Amsterdam. Dò volentieri seguito all’invito di raccontarvi
qualcosa della mia vita e della mia conversione.
La mia gioventù trascorse come quella di qualsiasi altra persona.
Ero curioso, alla ricerca di tutto ciò che la vita potesse offrire.
Da bambino non sono stato educato nella fede. Sebbene frequentassi una
scuola elementare cristiana, dove mi furono insegnati alcuni elementi
religiosi, non ne feci alcunché. Ritengo che la mia gioventù,
tutto sommato, sia trascorsa abbastanza bene. La vita è però
un grande percorso di apprendimento, dove ognuno compie degli errori.
A casa sono stato educato da mia mamma, dato che i miei genitori si sono
separati quando avevo tre anni. Vedevo mio padre ogni secondo weekend.
Penso che mi sia mancata la figura paterna. A un certo punto mio padre
ebbe dei problemi e così lo vidi ancora meno.
A scuola me la cavavo abbastanza bene. Non ero il primo, ma neanche l'ultimo
della classe. Tanto a scuola, quanto nel tempo libero avevo molti amici,
quasi sempre più grandi di me. Ebbi perciò delle esperienze
premature. Fu così che venni a contatto con droga ed alcool. Tutto
cominciò con una sigaretta. Sembra buffo, ma è così.
Alla sigaretta seguì una birra, alla birra uno spinello, allo spinello
le droghe pesanti. Non è pazzesco come vanno veloci queste cose?
Sembra esagerato, ma, nel mio caso, tra la
prima sigaretta e le droghe pesanti trascorsero soltanto tre anni!
A 16 anni ero già cocainomane, con tutte le manifestazioni della
dipendenza. Ho interrotto la mia formazione, ho avuto problemi a casa,
con i migliori amici e con me stesso. A un certo punto mi trovai sulla
strada. La mia situazione era senza speranza. Entrai in conflitto con
la polizia e con la legge poiché rubavo per procurarmi le droghe.
Non mi sentivo mai a mio agio nel mondo freddo e duro dei drogati e dei
criminali.
Un giorno dell’estate 1999 ero seduto su una panchina nel Parco
Beatrice, presso il Centro dei congressi RAI. Era un periodo nero, nonostante
tutte le droghe. Faceva bel tempo, ma io mi sentivo miserabile! Cercai
allora a mio padre e gli dissi che ero drogato. Mio padre mi capì
e decise che dovevamo porvi rimedio subito. Bussammo a vari enti sociali,
ma sembrava che la mia persona non fosse gradita. Non c'era posto per
me! Un giorno lessi per caso un articolo di giornale sulla comunità
"Cenacolo", fondata in Italia da Suor Elvira. Mi sentii attirato
perché volevo cambiare ambiente, andarmene da qui. Ne avevo abbastanza
di tutti i miei problemi.
Una sera partecipammo a un colloquio informativo sul "Cenacolo"
e fui subito bene accolto. Mi sembrava una formula buona: lavoro, preghiera
e amicizia, cose che non conoscevo più da due anni. Due mesi dopo
arrivai in quella Comunità, deciso ad affrontare una nuova vita.
Non sapevo però cosa mi aspettava in un paese lontano, nella fredda
Austria! All’arrivo ebbi un colloquio con un ragazzo tedesco di
nome Jürgen. Non ci furono cerimonie, potevo già iniziare
il giorno dopo, mentre nei Paesi Bassi avevo cercato un aiuto per sei
mesi, senza trovare nulla.
Ebbi una settimana introduttiva e fin dal primo giorno mi fu attribuito
un "angelo custode": era lo stesso Jürgen. Mi sembrava
impossibile che una persona responsabile della Comunità mi seguisse
senza ricevere una retribuzione. Infatti, nei due anni precedenti avevo
avuto soltanto amici interessati ai miei soldi o alla mia droga. Jürgen
mi insegnò tutto, il lavoro, le regole e, ciò che ignoravo
completamente, la preghiera.
La prima volta che entrai nella cappella della Comunità e mi misi
in ginocchio con il rosario in mano pensai: "Qui impazzisco! Mi ritrovo
tra preti, non tra drogati". Tutti continuavano a ripetere la stessa
preghiera in italiano, che non capivo.
Mi sembrava di impazzire in un paese straniero, senza connazionali e senza
cose che mi fossero familiari. Dovevo parlare inglese tutto il giorno
o farmi capire a gesti, cosa nella quale gli italiani sono maestri.
Dopo due mesi fui liberato dal mio "angelo
custode". Era un bel cambiamento, perché era piuttosto pesante
avere continuamente qualcuno dattorno. Piano piano avevo cominciato a
lavorare con gli altri e riconquistato così un po’ di libertà.
Un vero regalo! Cominciai ad apprezzare le piccole cose. Gradualmente
mi furono assegnate piccole responsabilità, man mano che dimostravo
di meritare la fiducia.
Una cosa che mi meravigliava era che dipendevamo totalmente dalla Provvidenza
divina. Non andavamo a comperare gli alimenti: essi erano offerti dai
vicini o da amici della Comunità. Mi sembrava una cosa anacronistica,
considerato che nel nostro tempo tutto gira attorno al denaro, mentre
lì non aveva importanza! Non si aveva niente in tasca, se non il
rosario!
Dopo quattro mesi mi fu assegnato uno dei compiti più belli, ma
anche più difficili: quello di “angelo custode" di un
nuovo arrivato. Questo comportava un cambiamento totale per me. Non c'era
più qualcuno che mi dicesse come e cosa fare, ma ero io che spiegavo
al ragazzo quello che doveva fare e il funzionamento della Comunità.
Dovevo insegnargli quello che era avevo imparato Mi era piuttosto difficile
credere a cose che conoscevo da appena quattro mesi. Ancora più
difficile era spiegarle a un altro, perché mi consideravo un principiante.
Comunque, in fondo, per me si trattava di una grande sfida.
Una sera trovai sul mio letto una Bibbia in olandese. Che sorpresa! Da
cinque mesi non avevo più letto alcun testo in olandese o sentito
parlare la mia lingua! Cominciai a sfogliarla nella cappella e a leggere
ogni giorno il vangelo.
Dopo sette mesi arrivò nella comunità un austriaco. Quando
apprese che venivo da Amsterdam mi disse entusiasticamente:
"Vrouwe van alle Volkeren!", "Vrouwe van alle Volkeren!",
"Vrouwe van alle Volkeren!". Io non sapevo però a che
cosa alludeva. Mi mise in mano una serie di immagini della “Signora
di tutti i Popoli”, ma io ne presi soltanto una come segnalibro
per la mia Bibbia. Thomas, questo il suo nome, continuava a parlare della
"Signora di tutti i Popoli". Sembrava quasi che conoscesse Amsterdam
meglio di me. Poi mi fece vedere una rivista con un reportage su una manifestazione
in onore della "Signora di tutti i Popoli" nel RAI. Quel giorno
- guarda caso! - avevo lavorato come cameriere in quel Centro dei congressi,
ignorando tuttavia il senso di tale grosso convegno.
Dopo otto o nove mesi nella comunità lessi l’indirizzo della
cappella della "Signora di tutti i Popoli", scritto dietro l’immagine:
Diepenbrockstraat, la via che percorrevo in bicicletta quando mi recavo
al lavoro al RAI! Realizzai anche che la panchina
dov’ero seduto quando mi resi conto che dovevo porre fine alla mia
vita di drogato si trovava direttamente dietro la cappella della "Signora
di tutti i Popoli". Ne conclusi che doveva trattarsi di qualcosa
di più di semplici coincidenze: l’immagine, la panchina dietro
la cappella, l’impossibilità di trovare in Olanda un posto
per liberarmi dalla droga e il fatto di capitare in Austria dove la Madonna
è molto venerata!
Dopo circa un anno, un sacerdote della Comunità mi chiese se volevo
essere battezzato. Ero un po’ titubante, dato che tutto mi sembrava
procedere troppo velocemente. Allora il prete mi offerse di partecipare
a un corso sulla Bibbia. Passammo mezz'ora al giorno leggendola, dalla
Genesi all'Apocalisse. La trovai molto interessante. Terminato il corso,
il prete mi disse che in sostanza ero pronto per il battesimo. Mi resi
conto che con il battesimo avrei cominciato veramente una nuova vita e
mi feci battezzare da quel sacerdote.
Ora, sei anni dopo aver chiuso con la droga, sento chiaramente che ho
proprio iniziato un'altra vita. La vita con Dio e la calma interiore mi
hanno cambiato.
I cinque anni nella Comunità di Suor Elvira in Austria, Italia
a Francia hanno dato un novo corso alla mia vita. Posso dire: credo in
Dio, credo nell'amicizia e nell'amore.
Adesso sono per così dire rientrato nella società e mi rendo
conto di quale arma potente sia la preghiera. Non recito più tre
rosari al giorno, come quando vivevo nella Comunità. Prego più
brevemente, ma per me la preghiera rimane importante.
So che Dio e la Signora di tutti i Popoli mi sono vicini ogni giorno.
Ma sento anche quanto difficile sia incontrarli e riconoscerli ogni giorno.
Però essi sono qui!
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