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Alla Prima
Giornata Internazionale di Preghiera ha partecipato anche lei, la signora
Gera Maria Drent, ed era tra quei più di cento olandesi che hanno
ricevuto dal Vescovo Bomers un’immagine benedetta della Signora
di tutti i Popoli per farla pellegrinare in Olanda. Tornata a casa, insieme
a suo marito, ha preparato anche una cappella, sempre aperta per tutti
gli abitanti del paese. Oggi Gera Maria è vedova ed è diventata,
anima e corpo, un’apostola della Madre di tutti i Popoli in Terra
Santa. A partire da quest’estate, per la maggior parte dell’anno,
Gera vivrà in Israele per lavorare lì sul posto per la Signora
di tutti i Popoli. Ha già venduto la sua casa e per così
dire “ha levato le tende”, perché concepisce come un
compito, come la sua missione, tornare in Israele.
Israele, popolo di Dio e patria di Gesù, di Maria e di Giuseppe;
Paese in cui hanno operato gli apostoli, i profeti e tanti santi. Israele,
“primo amore” di Dio.
Permettetemi una domanda: chi di noi non ricorda il suo primo amore, anche
se sono trascorsi molti anni? Non si può dimenticare il primo amore!
Lo stesso vale per Dio e per il suo popolo eletto. Perciò leggiamo
nel libro del profeta Isaia (cap. 62): “Per
amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò
pace, finché non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza
non risplenda come lampada” (Is 62,1). E un altro passo dice:
“Si dimentica forse una donna
del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue
viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò
mai” (Is 49,15).
L’anno scorso mi sono recata due volte
in Israele. Non erano dei viaggi di vacanza, in quanto da tanto tempo
mi sentivo spinta a portare la Madre di tutti i Popoli nel paese eletto
e amato da Dio, ma senza pace.
Senza conoscere nessuno e senza un preciso programma, nell’estate
2004 (dal 17 luglio all’8 agosto) ho visitato molti conventi e santuari.
Sapevo una cosa sola: “Vado
per la ‘Vrouwe’ (la Signora). Mi lascerò guidare da
lei e dalla preghiera”.
Giorno per giorno, durante la mia permanenza in Terra Santa, mi sono sentita
guidata dalla mano della Madre. Come noto, in Israele è pericoloso
utilizzare i mezzi pubblici di trasporto a causa degli attentati. Sovente,
perciò, mi sono spostata a piedi, fintanto che ho conosciuto un
belga che vive con la sua famiglia a Gerusalemme. Egli è rimasto
entusiasmato dalla Madre di tutti i Popoli e mi ha premurosamente portato
in giro attraverso mezza nazione di Israele.
Così la Signora di tutti i Popoli è giunta non soltanto
in molte chiese di Gerusalemme, ma anche a Betlemme, Nazaret, Cafarnao,
Haifa, Abbu Gosch, Emmaus, Betania e tanti altri luoghi. Ancora oggi,
ripensandoci, sono colma di meraviglia e di gratitudine!
La Madonna ha poi favorito incontri interessanti e intensi con sacerdoti,
membri di un ordine e laici. A questo proposito avrei molto da raccontare!
Ho parlato anche con tanti giovani di religioni e riti diversi. Molti
di loro sono alla ricerca e sono aperti anche alla Madonna. Ho potuto
accertarlo spesso con grande gioia, per esempio con un gruppo di donne
indù incontrate a Getsemani, come pure parlando con Ebrei, Musulmani,
Cristiani protestanti o anglicani. Anche dei giovani soldati ebrei di
18-19 anni hanno espresso il loro interesse per la Madonna, cosa che non
mi sarei mai attesa.
Il centro di Gerusalemme è diviso in quattro.
Una parte della città vecchia appartiene ai Palestinesi, un’altra
agli Ebrei, un’altra agli Armeni e una ai Cristiani. Spesso sono
stata avvertita che può essere pericoloso svolgere un’attività
missionaria a Gerusalemme. Certo, ciò può essere vero e
occorre prudenza. Mi ha però colpito profondamente una cosa: le
persone che ho incontrato e con le quali ho approfondito il discorso –
Palestinesi, Ebrei, Armeni e Cristiani – desiderano ardentemente
la pace! Sono stata impressionata dalla loro disponibilità nei
confronti dei messaggi della Signora di tutti i Popoli e della sua preghiera
per la pace: “Fa abitare lo Spirito
Santo nei cuori di tutti i popoli, affinché siano preservati dalla
corruzione, dalle calamità e dalla guerra. ...”.
Ad Amsterdam la Madonna si presenta con il nome di “Signora di tutti
i Popoli”, per cui mi ha fatto piacere che la basilica di Getsemani,
nell’Orto degli olivi, si chiama “Chiesa di tutte le Nazioni”.
All’interno di questa chiesa, edificata là dove Gesù
ha sudato sangue, tutto ricorda la sua sofferenza nell’Orto degli
olivi. Non vi ho però trovato nessun altare in onore della Madonna,
nessuna statua e nemmeno un’immagine di Maria. Mi sono detta: “In
questo luogo, nella Chiesa di tutte le nazioni, dovrebbe esserci anche
la Madre di tutte le Nazioni e di tutti i Popoli”. Questa
chiesa è visitata da pellegrini e turisti di tutti i Paesi del
mondo. Si vedono Giapponesi, Italiani, Americani, Greci e di tante altre
nazioni, anche Cristiani palestinesi provenienti d’Israele, Ebrei
d’Israele e di altri Paesi. Particolarmente qui, in questo luogo
tanto internazionale e interconfessionale, ho potuto distribuire il messaggio
e l’immagine con la preghiera della Signora di tutti i Popoli in
diverse lingue.
Durante le ultime dieci settimane del mio secondo
soggiorno in Israele (fino al 7 gennaio di quest’anno), ho potuto
vivere, pregare e lavorare in un eremo ai piedi del Getsemani, alle porte
di Gerusalemme. Si è trattato per me di un regalo particolare,
perché Getsemani è il luogo dove Gesù ha pregato
prima della sua cattura e del suo sacrificio. Getsemani è anche
il luogo dell’estremo sacrificio di Gesù, formulato nella
sua preghiera: “Padre, …
non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42).
E dov’è Gesù, c’è sempre anche Maria!
Questa presenza si manifesta particolarmente sul Calvario, dove Gesù
ha rivolto alla Madonna, affranta ai piedi della croce, le parole: “Donna,
ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26). In quel momento, accogliendo
Giovanni, la Madonna è diventata Madre di ciascuno di noi. Si può
dire che qui ha pronunciato il suo secondo “fiat”, “così
sia”.
Sono convinta che la Madonna porterà la
pace in Terra Santa! È la nostra Madre, e tutti amano la madre.
Ho fatto quest’esperienza incontrando dignitari di riti diversi.
Il vescovo cattolico, mons. Jean Baptiste
Gourion, ebreo di nascita, oggi responsabile
per gli Ebrei convertitisi al Cristianesimo, è molto aperto
ai messaggi della Signora di tutti i Popoli. Purtroppo non può
partecipare a questa Giornata di preghiera, perché gravemente malato.
Preghiamo per lui!
Anche il vescovo palestinese di Gerusalemme,
mons. Sabbah, si è espresso molto positivamente. Lo stesso
si può dire per l’Arcipatriarca
Torkom Manoogian II, capo della Chiesa armena, e per il Patriarca
Abraham della Chiesa copta. Anch’essi hanno accolto i messaggi
e l’immagine con la preghiera della Madre di tutti i Popoli, tradotta
e distribuita dai nostri fratelli armeni.
Finalmente si potrà stampare l’immagine
con la preghiera anche in lingua ebraica. Lo dobbiamo tra l’altro
a P. Jacov Willebrands, olandese, inizialmente
Trappista dell’Abbazia di Zundert, che da 45 anni abita in Israele.
Padre Jacov è oggi Archimandrita della
Chiesa melchita e vive in un eremo della Galilea, sul monte Lavra
Netova. Egli ha confrontato il testo originale olandese della preghiera
con quello in ebraico, provvedendo alle necessarie correzioni.
Continua così l’opera di divulgazione in tutta la nazione
di Israele. Perfino i 15 negozi palestinesi-cristiani di Gerusalemme espongono
l’immagine della Signora di tutti i Popoli. E gli uomini cominciano
a recitare la sua preghiera per la pace.
Grazie, Signore, per la vocazione della nostra
Madre Maria.
Grazie, Signore, che per mezzo della Madre soccorri noi ed Israele, tuo
popolo eletto.
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