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Cari Fratelli e Sorelle in Cristo di tutto
il mondo,
desidero disporre del tempo che mi è concesso per rendervi partecipi
dei miei sentimenti.
Sono intervenuto a questa Giornata in primo luogo allo scopo di venerare
la Madre di Dio, „la Corredentrice“.
Per me personalmente è più che giusto e opportuno chiamare
Maria „la Corredentrice“, in quanto, ai piedi della Croce
di Suo Figlio, ha attivamente partecipato all’opera di redenzione.
Il titolo „Corredentrice“ ci richiama la missione della Madre
di Dio nella Chiesa.
Nel corso della
storia della Chiesa ci sono stati quattro dogmi. Il primo e il secondo
- Maria Madre di Dio e sempre Vergine – sono dogmi che concernono
la persona di Gesù, vero Dio e vero uomo. Il terzo e il
quarto dogma – Maria, l’Immacolata e assunta in Cielo con
corpo e anima – sono quegli articoli di fede che descrivono l’effetto
della redenzione: Gesù ha redento l’umanità dal peccato
e dalla morte.
Anche se non vi è ancora un quinto dogma
mariano, la dottrina su Maria quale corredentrice fa chiaramente riferimento
al corpo mistico della Chiesa. Dato che Ella – quale Madre nostra
– ha sofferto in unione al suo divin Figlio quale corredentrice
per l’intera umanità, è diventata anche la Mediatrice
e l’Avvocata per tutta l’umanità, per tutti i popoli.
Da molto tempo, nella tradizione della Chiesa, Maria viene invocata quale
Mediatrice e Avvocata.
Speriamo e preghiamo affinché anche la dottrina per quanto concerne
il ruolo svolto da Maria in qualità di Corredentrice per tutti
noi venga un giorno solennemente proclamato quale verità di fede,
in quanto questo insegnamento è di grande attualità e molto
appropriato per descrivere il ruolo di Maria nella storia della vita e
delle sofferenze di Cristo.
Questo titolo mariano non nega né diminuisce per nulla la verità
che Gesù Cristo è l’unico Redentore.
In secondo luogo, cari Fratelli e Sorelle, sono venuto per venerare con
voi la Madre di Dio, la Regina di tutti i Popoli. Nella mia qualità
di vescovo proveniente da Taiwan, desidero attirare la vostra attenzione
sui miei compatrioti cinesi, soprattutto sui cattolici cinesi.
Nel mio Paese la situazione per i cattolici è
molto difficile e dolorosa. Perché? Perché i cattolici che
intendono rimanere fedeli al Santo Padre sono sempre ancora sottoposti
alla persecuzione atea. Essi vivono nella cosiddetta Chiesa clandestina.
La Chiesa patriottica, fondata dai comunisti cinesi, è la Chiesa
ufficialmente autorizzata in Cina. Questa Chiesa statale ufficiale è
scismatica ed eretica, in quanto è organizzata e controllata dai
comunisti cinesi conformemente ai loro principi atei.
Nel mio paese, i cristiani leali della Chiesa
clandestina continuano ad essere grandemente umiliati, perseguitati e
discriminati nella loro vita quotidiana. Questa oppressione si è
fatta ancora più dura a partire dal 6 gennaio di quest’anno,
quando la Chiesa statale ha illegalmente proceduto alla consacrazione
di vescovi, generando una grande confusione tra i cristiani.
Malgrado tutto, noi cristiani nella clandestinità siamo coscienti
che questo dolore e questa sofferenza, che noi offriamo in unione con
la vera Chiesa apostolica, hanno un effetto corredentore.
Il mese scorso, in seguito alla morte del nostro amato cardinale Kung,
la Fondazione cardinale Kung ha trasmesso una lettera al Vaticano, nella
quale chiedeva giustizia per la Chiesa clandestina cinese.
Desidero infine condividere con voi una gioia
e un motivo di vero giubilo per la Chiesa cinese. Malgrado che la Cina
sia stata evangelizzata prima di altri paesi asiatici, come Giappone,
Corea, Vietnam, Filippine ecc., tutti questi paesi hanno già i
loro santi. La Cina non ancora.
Il 10 marzo di quest’anno giubilare, un annuncio del Santo Padre
ci ha però procurato una grande gioia:
Il 1. ottobre, a Roma, verranno proclamati santi 120 martiri cinesi.
A questo punto desidero comunque sottolineare come nei secoli passati
vi siano stati migliaia e migliaia di martiri cinesi, e ciò soprattutto
nel ventesimo secolo, perseguitati dal comunismo o da altri regimi dittatoriali.
Per esempio, mons. Domenic Tang, arcivescovo di Canton, ha subìto
22 anni di prigionia ed è morto nel 1995 in esilio negli Stati
Uniti. Oppure il cardinale Kung, vescovo di Shanghai, morto il 12 marzo
di quest’anno in esilio negli Stati Uniti. Egli era stato imprigionato
per oltre trent’anni. Sono dei martiri per la loro fede, in quanto
hanno difeso l’unità della Chiesa e la loro ubbidienza assoluta
al Santo Padre. Sono convinto che la perseveranza dei nostri martiri e
della nostra Chiesa clandestina contribuirà a far capire alla Cina
comunista l’incrollabile fermezza della Chiesa cattolica. Solo rimanendo
fedeli alla verità raggiungeremo la vera pace - non mediante compromessi!
Sono convinto che la canonizzazione dei martiri
cinesi infonderà nuovo coraggio alla Chiesa clandestina e a tutti
i fratelli e sorelle di buona volontà.
E qui, nel posto che ci riunisce attorno
alla Madre di tutti i Popoli, vi rivolgo questo appello: „Non dimenticate
i vostri fratelli e sorelle perseguitati della Chiesa cinese!“
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