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Conferenza di S.E. Mons. Andreas Tsien, Taiwan - Dettagli
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Testimonianza di Sua Ecc. Mons. Andreas Tsien Chih-ch´un
Vescovo di Hwalien a Taiwan

Quarta Giornata Internazionale di preghiera - Amsterdam
10 - 12 jugno 2000, Solennità della Pentecoste

Cari Fratelli e Sorelle in Cristo di tutto il mondo,
desidero disporre del tempo che mi è concesso per rendervi partecipi dei miei sentimenti.
Sono intervenuto a questa Giornata in primo luogo allo scopo di venerare la Madre di Dio, „la Corredentrice“.
Per me personalmente è più che giusto e opportuno chiamare Maria „la Corredentrice“, in quanto, ai piedi della Croce di Suo Figlio, ha attivamente partecipato all’opera di redenzione. Il titolo „Corredentrice“ ci richiama la missione della Madre di Dio nella Chiesa.

Nel corso della storia della Chiesa ci sono stati quattro dogmi. Il primo e il secondo - Maria Madre di Dio e sempre Vergine – sono dogmi che concernono la persona di Gesù, vero Dio e vero uomo. Il terzo e il quarto dogma – Maria, l’Immacolata e assunta in Cielo con corpo e anima – sono quegli articoli di fede che descrivono l’effetto della redenzione: Gesù ha redento l’umanità dal peccato e dalla morte.

Anche se non vi è ancora un quinto dogma mariano, la dottrina su Maria quale corredentrice fa chiaramente riferimento al corpo mistico della Chiesa. Dato che Ella – quale Madre nostra – ha sofferto in unione al suo divin Figlio quale corredentrice per l’intera umanità, è diventata anche la Mediatrice e l’Avvocata per tutta l’umanità, per tutti i popoli.
Da molto tempo, nella tradizione della Chiesa, Maria viene invocata quale Mediatrice e Avvocata.
Speriamo e preghiamo affinché anche la dottrina per quanto concerne il ruolo svolto da Maria in qualità di Corredentrice per tutti noi venga un giorno solennemente proclamato quale verità di fede, in quanto questo insegnamento è di grande attualità e molto appropriato per descrivere il ruolo di Maria nella storia della vita e delle sofferenze di Cristo.
Questo titolo mariano non nega né diminuisce per nulla la verità che Gesù Cristo è l’unico Redentore.

In secondo luogo, cari Fratelli e Sorelle, sono venuto per venerare con voi la Madre di Dio, la Regina di tutti i Popoli. Nella mia qualità di vescovo proveniente da Taiwan, desidero attirare la vostra attenzione sui miei compatrioti cinesi, soprattutto sui cattolici cinesi.

Nel mio Paese la situazione per i cattolici è molto difficile e dolorosa. Perché? Perché i cattolici che intendono rimanere fedeli al Santo Padre sono sempre ancora sottoposti alla persecuzione atea. Essi vivono nella cosiddetta Chiesa clandestina.
La Chiesa patriottica, fondata dai comunisti cinesi, è la Chiesa ufficialmente autorizzata in Cina. Questa Chiesa statale ufficiale è scismatica ed eretica, in quanto è organizzata e controllata dai comunisti cinesi conformemente ai loro principi atei.

Nel mio paese, i cristiani leali della Chiesa clandestina continuano ad essere grandemente umiliati, perseguitati e discriminati nella loro vita quotidiana. Questa oppressione si è fatta ancora più dura a partire dal 6 gennaio di quest’anno, quando la Chiesa statale ha illegalmente proceduto alla consacrazione di vescovi, generando una grande confusione tra i cristiani.
Malgrado tutto, noi cristiani nella clandestinità siamo coscienti che questo dolore e questa sofferenza, che noi offriamo in unione con la vera Chiesa apostolica, hanno un effetto corredentore.
Il mese scorso, in seguito alla morte del nostro amato cardinale Kung, la Fondazione cardinale Kung ha trasmesso una lettera al Vaticano, nella quale chiedeva giustizia per la Chiesa clandestina cinese.

Desidero infine condividere con voi una gioia e un motivo di vero giubilo per la Chiesa cinese. Malgrado che la Cina sia stata evangelizzata prima di altri paesi asiatici, come Giappone, Corea, Vietnam, Filippine ecc., tutti questi paesi hanno già i loro santi. La Cina non ancora.
Il 10 marzo di quest’anno giubilare, un annuncio del Santo Padre ci ha però procurato una grande gioia:
Il 1. ottobre, a Roma, verranno proclamati santi 120 martiri cinesi.

A questo punto desidero comunque sottolineare come nei secoli passati vi siano stati migliaia e migliaia di martiri cinesi, e ciò soprattutto nel ventesimo secolo, perseguitati dal comunismo o da altri regimi dittatoriali.
Per esempio, mons. Domenic Tang, arcivescovo di Canton, ha subìto 22 anni di prigionia ed è morto nel 1995 in esilio negli Stati Uniti. Oppure il cardinale Kung, vescovo di Shanghai, morto il 12 marzo di quest’anno in esilio negli Stati Uniti. Egli era stato imprigionato per oltre trent’anni. Sono dei martiri per la loro fede, in quanto hanno difeso l’unità della Chiesa e la loro ubbidienza assoluta al Santo Padre. Sono convinto che la perseveranza dei nostri martiri e della nostra Chiesa clandestina contribuirà a far capire alla Cina comunista l’incrollabile fermezza della Chiesa cattolica. Solo rimanendo fedeli alla verità raggiungeremo la vera pace - non mediante compromessi!

Sono convinto che la canonizzazione dei martiri cinesi infonderà nuovo coraggio alla Chiesa clandestina e a tutti i fratelli e sorelle di buona volontà.

E qui, nel posto che ci riunisce attorno alla Madre di tutti i Popoli, vi rivolgo questo appello: „Non dimenticate i vostri fratelli e sorelle perseguitati della Chiesa cinese!“

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