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Conferenza di P. Raymond e P. Pierre Jaccard, Francia - Dettagli
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«Véronique, la lebbrosa»
Testimonianza dei fratelli sacerdoti Raymond e Pierre Jaccard, Francia

Quarta Giornata Internazionale di preghiera - Amsterdam
10 - 12 jugno 2000, Solennità della Pentecoste

Véronique, la lebbrosa che abbiamo conosciuto in un centro di cure in Europa e che ricordiamo in questa testimonianza, è una di quelle grandi ammalate che raggiungono la santità accettando di offrire la loro terribile esperienza e trasformandola affinché diventi un dono gratuito fatto all’umanità in un totale abbandono a Dio.

Chi è Véronique?
Veronica è nata nei Caraibi dopo la prima guerra mondiale. All’età di due anni, sul suo dorso appare una macchia. La diagnosi è categorica: si tratta di lebbra. Una terapia choc elimina rapidamente la macchia, ma tre anni dopo ne appaiono altre su tutto il corpo. Suo zio l’accompagna in Europa, dove viene curata. Per la bambina di cinque anni è l’esilio: « Quel giorno, ho sentito la morte nella mia anima. In tutta la mia vita di lebbrosa non ho mai sofferto in modo tale. »
In tutti questi anni, la sofferenza non ha mai abbandonato Véronique.
Dopo alcuni esami, viene inviata in un lebbrosario. Qui frequenta la scuola e si dimostra una buona allieva. Un giorno - all’età di 14 anni - le viene applicata una terapia il cui effetto le lascerà un ricordo atroce. Tutto il suo corpo diventa una piaga purulenta. Véronique è esausta. Si trova in fin di vita. Sua madre viene a prenderla, ritenendo preferibile che abbia a terminare i suoi giorni a Parigi.
Sua madre l’assiste. Come se non avesse atteso che questo, Véronique, contrariamente a ogni previsione, riprende gusto alla vita.
Durante quattro anni e mezzo, ogni sei mesi le sue piaghe ridiventano purulente.
Tuttavia, la sua salute migliora, tanto che può iniziare gli studi alla Sorbona a Parigi. Qui l’attende però una prova d’altro genere. A contatto con le scoperte delle scienze umane e nel confronto con sistemi filosofici e ideologici atei, perde la fede della sua infanzia e diventa un’atea militante.

Véronique ha in sé una grande sete d’amore. E ciò nonostante declina una domanda di matrimonio dato che, nel più profondo di sé stessa, sente che gli amori umani non sono in grado di colmare questa sete. Ella cerca instancabilmente l’Assoluto e si dedica interamente allo studio delle religioni: Buddismo, Induismo, Islamismo… In nessuna trova la pienezza della vita alla quale aspira.

Finalmente, all’età di 35 anni, si verifica un avvenimento decisivo che influenzerà il resto dei suoi giorni: ella avverte irresistibilmente il bisogno di accostarsi al sacramento della riconciliazione. Ecco quanto ella afferma in proposito: «Questo fu l’inizio di un grande amore. Com’ero felice quel giorno! Scoppiavo dalla gioia. Mi sembrò di cominciare finalmente a vivere quel grande amore che aveva rappresentato tutta la passione della mia vita.»

Ma la lebbra non era stata vinta. La malattia progredisce insensibilmente e provoca nell’organismo un rigetto, un’allergia ad ogni medicamento. «Questa è la tragedia della mia vita di lebbrosa: i trattamenti impostimi per la lotta contro la lebbra mi hanno causato delle sofferenze pari a quelle della lebbra medesima.» Per tutta la sua vita, infatti, ella deve subire costantemente dei lunghi periodi di ospedalizzazione.

Véronique comprende gradualmente che Gesù intende associarla alla Sua dolorosa Passione.
All’inizio, ella si accorge di perdere le sue dita, dato che quando le immerge nell’acqua bollente non avverte nessuna sensazione.

«Di tutte le mie sofferenze, quelle più atroci le conobbi allorché persi gli occhi. Non posso esprimere con parole quello che dovetti sopportare. Dei dolori spaventosi. Mi sembrò di perdere la ragione. Stringevo la testa fra le mani, tanto mi faceva male. A quel momento, i miei occhi erano di un rosso scuro e duri come il ferro. Il mio collo era gonfio, le tonsille mi bruciavano. Le mascelle, le ossa del cranio erano in fiamme. Le tempie mi martellavano. E negli occhi, come un acido, una sensazione di bruciore... Era spaventoso. Durante quest’ultima crisi agli occhi, che mi lasciò definitivamente cieca, ebbi l’impressione di impazzire.»
«Ora sono orribile. Sono brutta, ripugnante, incuto paura alla gente. Fortunatamente non passeggio per i Champs-Elysées ! La gente mi eviterebbe.»

Per Veronica, i cinquant’anni della sua vita - cinquant’anni di lebbra - hanno un senso unicamente nell’incontro con Dio. Dio solo poteva saziare le sua sete d’assoluto. Dio l’ha avvicinata. L’ha amorevolmente cercata per farne la Sua Veronica, ella che era diventata ripugnante agli occhi degli uomini.

Véronique avverte fortemente questa presenza divina nella sua vita, tanto che non ha mai avuto, nemmeno per un istante, l’idea di rimproverare a Dio la sua malattia, Lui che veniva a visitarla, a consolarla.

Non è stata una sua scelta quella di essere ammalata. Non ha voluto questa allergia che ha reso la sua lebbra ancora più dolorosa. All’approssimarsi di ogni crisi, ella fa propria la preghiera di Cristo: «Padre, se se vuoi allontana da me questo calice…». Ma, come Lui, si affida alla volontà del Padre.

Véronique sperimenta contemporaneamente la sofferenza e la gioia. Una sofferenza atroce. Una gioia soprannaturale. Allora, senza soffermarsi sui particolari, ella loda Dio per tutto ciò che ha ricevuto, per la sua vita di lebbrosa.
«La mia vita è stata colmata in modo meraviglioso. Non rimpiango nulla. Per me, le giornate sono sempre troppo corte (per pregare). Vorrei accorciare maggiormente le mie notti. Vorrei farlo, soprattutto per pregare.»

 



La preghiera di Véronique :

« Signore, sei venuto e mi hai chiesto tutto, ed io Ti ho dato tutto.
Mi piaceva leggere, ed ora sono cieca.
Mi piaceva vagare nei boschi, ed ora le mie gambe sono paralizzate.
Mi piaceva cogliere fiori sotto il sole primaverile, e non ho più mani.
In quanto donna, mi piaceva considerare la bellezza dei miei capelli,
la delicatezza delle mie dita, la grazia del mio corpo:
ora sono quasi calva; al posto delle mie dita sottili non mi restano che dei rigidi pezzi di legno.
Guarda Signore, com’è ridotto il mio corpo.
Ma non mi ribello.
Ti rendo grazie.
Ti ringrazierò per tutta l’eternità.
Poiché, se morissi questa notte, so che la mia vita è stata colmata in modo meraviglioso.
Vivendo l’Amore, sono stata beneficiata molto di più di quanto il mio cuore desiderava.
Padre mio, come sei stato buono con la tua piccola Véronique !
E questa sera, Amore mio, Ti prego per i lebbrosi di tutto il mondo.
Ti prego soprattutto per coloro che sono scoraggiati, mutilati e abbattuti dalla lebbra morale.
Sono quelli che amo in modo particolare.
E nel silenzio mi offro per loro, perché mi sono fratelli e sorelle.
O Amore mio, Ti offro la mia lebbra fisica affinché essi non conoscano più il disgusto,
l’amarezza e la freddezza della loro lebbra morale.
Sono la tua bambina, Padre, prendimi per mano e guidami come una mamma conduce il suo bambino.
Stringimi al tuo cuore, come un padre stringe il suo bambino.
Immergimi nell’abisso del Tuo cuore,
affinché io vi resti con tutti coloro che amo, per tutta l’eternità.»


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