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APOSTOLATO E DIPARTITA
Biografia di P. Paul Maria Sigl
2005 , terza parte
IDA NELLA CERCHIA FAMILIARE
| Negli anni movimentati delle apparizioni,
la famiglia Peerdeman diventa sempre più unita. Ovviamente, gli
eventi straordinari collegati alla veggente non rimangono del tutto segreti,
tanto più che due apparizioni avvengono in pubblico, nella chiesa
di S.Tommaso. L’autorità ecclesiastica reagisce con riservatezza
ad ogni evento straordinario e rifugge da pubblicità. Ciò
corrisponde all’indole di Ida, aliena da ogni sensazionalismo attorno
alla sua persona. Ella si considera solo uno strumento, così come
le aveva detto la Signora. È così riservata da respingere
bruscamente una visitatrice che, mossa da senso di ammirazione e di rispetto,
le accarezza il braccio. In seguito, chiariti i loro sentimenti, diventano
amiche.
Per Ida sono di grande sostegno il suo direttore spirituale e la sicurezza
procuratagli dai familiari. Quando soffre e piange, anche gli altri soffrono
e piangono. Non mancano però i momenti belli nella cerchia familiare.
Tutti hanno un forte senso musicale, tanto che sovente cantano e suonano
in casa. A Natale organizzano un vero e proprio concertino. Oltre ad essere
una buona violinista, Ida ama dipingere e ricamare.
Nonostane gli avvenimenti soprannaturali, Ida
rimane una persona con i piedi per terra, una donna a cui piacciono i
vestiti alla moda, tutto ciò che è bello e, entro limiti
modesti, anche i gioielli. Assieme ai suoi cari ricorda con entusiasmo
le felici vacanze nelle Dolomiti, in Baviera o in Svizzera.
Con generosità ama sorprendere le persone care con regalini particolari,
accuratamente scelti. E non dimentica mai di inviare una bella cartolina
ai nipoti, anche se si assenta solo per un giorno o due.
Esternamente, la sua vita semplice e modesta non si differenzia da quella
delle tre sorelle maggiori. |
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Foto di famiglia
Seduti, da sinistra:
Truus Peerdeman, Ida Peerdeman, Jo Groothues Heidkamp-Peerdeman e P. Spauwen
SJ
In piedi, da sinistra:
Cas Kerstholt, un amico di famiglia, Gé Peerdeman,
Lies Kerstholt, Afra Peerdeman-Bos e suo marito Pieter Peerdeman, l’unico
fratello, con i loro due figli Jan e Hélène van der Heijden-Peerdeman.
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Parigi, 31 maggio
1969
Ida Peerdeman è insignita ‘gentildonna’ della
‘Militia Jesu Christi’. |
Ida Peerdeman faceva parte della ‘MILITIA JESU CHRISTI’ che,
in origine,
era un ordine cavalleresco per la protezione dei conventi domenicani.
Dal 1870 divenne un’organizzazione laica mariana indipendente a
difesa della fede cattolica.
In una visione, S.Domenico aveva indicato ad Ida il portale del convento
di Sens dicendole: “Devi entrare qui”.
Il 13 ottobre 1968 ella divenne membro del movimento e a Sens ricevette
il “mantello della Milizia”.
Il 31 maggio 1969, in occasione della sua prima promessa data solennemente
nella Chiesa reale parigina di St-Germain l’Auxerrois, il gran maestro,
fratel Emmanuel Houdart de la Motte, le chiese di recitare la preghiera
della Signora di tutti i Popoli davanti alla comunità festosamente
riunita.
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Il 25 febbraio 1950 Zia
Ida scrisse la preghiera seguente nell’album delle dediche di sua
nipote Hélène van der Heijden-Peerdeman:
O Signore,
insegnami a congiungere le mani nella gioia e nel dolore.
Insegnami a credere, ad aver fiducia e ad essere paziente per tutta la
vita.
Insegna alla mia anima a capire sempre ciò che tu, mio Dio, vuoi
da me.
Insegnami a dimenticare la mia volontà per fare nel silenzio ciò
che tu mi insegni.
Amen.
“Ho
ricevuto questa preghiera da Padre Teppema OP il 13 agosto 1921, giorno
del mio 16° compleanno. La recito ogni giorno”. Ida Peerdeman |
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“Figlia,
pongo nel tuo grembo gli esseri umani di tutto il mondo. Guardami
e abbi fiducia!”
Messaggio del 1° aprile
1951
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INSTANCABILE NELL’APOSTOLATO
PER LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI
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“E ora mi rivolgo a te, figlia.
Occupati della divulgazione!” 17.02.1952
Ho potuto scattare questa foto di Ida Peerdeman
negli anni ottanta. Chi l’ha conosciuta sa che fino al termine della
sua vita si è occupata ogni giorno, spesso al limite delle sue
forze, per eseguire fedelmente i desideri della Madonna.
Instancabilmente rispondeva alle richieste d’informazione e alle
lettere provenienti da tutto il mondo. Mandava ovunque le immagini con
la preghiera e i messaggi, accuratamente confezionati, accompagnandoli
sempre con un affettuoso saluto personale.
“Mettetevi con grande zelo al lavoro
per realizzare quest’opera di redenzione e di pace e vedrete il
miracolo!” 1.04.1951
Nel 1951 Ida non lo aveva ancora intuito, ma
poi si convinse sempre più che la sorprendente rapida diffusione
mondiale dell’immagine con la preghiera fosse quel miracolo che
la Madonna aveva simboleggiato nella visione dei fiocchi di neve che scendono
sulla terra. Senza grande pubblicità, grazie a molti aiuti e a
collaborazioni inaspettate, la preghiera è stata tradotta in molte
lingue ed è giunta in tutte le parti del mondo. Proprio come le
era stato promesso: “Vedrai, la
diffusione andrà praticamente da sé”. (15.04.1951)
Se la veggente ha già visto più
volte l’immagine della nevicata, questa volta la visione le mostra
gli effetti dell’azione mondiale:
“La Signora mi indica il globo terrestre sul quale si trova ed è
come se intorno a lei cadesse la neve. La Signora sorride e dice:
‘Non capisci? Guarda bene sul
globo terrestre!’.
Vedo il globo coperto da uno spesso
strato di neve. La Signora sorride di nuovo e dice: ‘Guarda
un’altra volta il globo’.
È come se vi brillasse il sole e la neve svanisse lentamente nel
suolo. Poi la Signora dice: ‘Ti
chiedi che cosa significa? Ora ricevi la spiegazione della mia venuta
odierna. Come i fiocchi di neve volteggiano sopra la terra e vi si posano
formando una spessa coltre, cosi la preghiera e l’immagine si propagheranno
per il mondo e penetreranno nei cuori di tutti i popoli’.
Mentre dice ciò, vedo davanti
a me tutti questi popoli. La Signora indica il proprio cuore, poi i cuori
di tutte queste persone e dice: ‘Come
la neve si dissolve nella terra, cosi il frutto, lo Spirito, verrà
nei cuori di tutti gli uomini che reciteranno ogni giorno questa preghiera.
Essi chiedono, infatti, che lo Spirito Santo scenda sul mondo.’”
(1.04.1951) |
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SOFFERENZA SILENZIOSA
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“L’ho vista così
bella e ogni giorno mi dedico a lei, alla sua venuta e alle sue
parole (messaggi). Ogni giorno mi alzo e mi corico con questo pensiero”.
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Gli estranei e perfino i migliori amici non potevano
intuire il martirio spirituale e fisico sopportato in silenzio, senza
alcun lamento, dalla veggente di Amsterdam. Con grande costanza si adoprava
coscienziosamente affinché tutto ciò che la Signora di tutti
i Popoli le aveva detto, e che rimaneva indelebilmente impresso nel suo
cuore, venisse annotato esattamente e trasmesso con sollecitudine. Se
le sue visioni le consentivano di pregustare beatitudini celesti, tornata
alla vita quotidiana si vedeva confrontata con disconoscenza e calunnia,
diffidenza e dubbi. Ridicolizzata e screditata dai media, imparò
che cosa significa perdere la propria reputazione per fedeltà alla
verità e alla Signora.
Ida sapeva di non essersi ingannata. Tanto più, quindi, si sentiva
motivata ad assumere il peso della responsabilità di essere portatrice,
quale piccolo strumento, del più importante messaggio del ventesimo
secolo. Tutti coloro che conoscevano da vicino Ida Peerdeman, sapevano
della sua eroica ubbidienza nei confronti delle autorità ecclesiastiche.
Praticamente nessuno, però, poteva immaginare quanto le costasse
tacere e continuare ad aspettare, aspettare, e ancora aspettare.
Anche se a volte la veggente esprimeva la sua delusione ad amici, non
si lamentava mai veramente, neanche in occasione della morte di persone
care: dapprima l’amato fratello Piet, quindi il buon Padre Frehe.
Alla morte del suo secondo direttore spirituale, Padre Kerssemakers SSS,
nel 1981, gli amici le espressero la loro commiserazione per il fatto
che durante la settimana non vi era più nessuno che celebrava la
Santa Messa nella cappella annessa alla sua abitazione e che lei non poteva
più comunicarsi. “Ma
io faccio la S. Comunione”, rispondeva Ida, “la
ricevo da una mano invisibile”.
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Chi conosceva Ida, sapeva quanto fosse
modesta e riservata. Ma quando sacerdoti o pellegrini le chiedevano di
parlare dei messaggi, descriveva le sue visioni in modo così espressivo
da dare l’impressione che stesse rivivendole.
Coloro che ascoltavano Ida parlare della Madre di tutti i Popoli dovevano
ammettere che, da sola, una donna così semplice non avrebbe potuto
farlo in tal modo. |
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“NON SEI ANCORA SUL CALVARIO”
Quando, una dopo l’altra,
morirono anche le sue tre sorelle, Ida – che in tante situazioni ebbe
a patire una grande solitudine – avrà certamente ripensato
alle parole della Signora: “Figlia,
dovrai collaborare senza paura e timore. Soffrirai nell’anima e nel
corpo”. (1.04.1951)
La veggente fu affetta da un cancro al seno ma, per paura di una degenza
all’ospedale, si lasciò operare solo molto tardi. Era inoltre
gravemente ammalata di cuore.
Benché non ne parlasse volentieri, negli ultimi anni di vita fu nuovamente
torturata da vessazioni diaboliche. All’età di 85 anni, terribili
sibili, urla e strilli la perseguitarono per un’ora intera, lasciandola
esausta, in lacrime. |
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“Fa un sacrificio
della tua vita!”
4.04.1954 |
La notte dal 4 al 5 aprile 1992, con passi pesanti
e rimbombanti, il demonio venne nella sua stanza da letto. Nel buio Ida
non lo vide, ma udì la sua voce orribile e penetrante dirle: “Tanto
per te che per il tuo vescovo, farò in modo che non vada avanti
nulla! E la luce che tu vedi sono io, non l’altra”.
Al che la veggente rispose: “No,
è lei di certo! La Signora si presenta sempre nella luce, mentre
la tua particolarità è quella di venire solo nel buio e
tu sei sempre nelle tenebre!”.
Ida recitò ad alta voce la PREGHIERA datale dalla Madonna. Allora
il diavolo gridò: “Farò in modo che tu non possa più
vedere la luce! ” e la colpì in un occhio con un sasso, causandole
un dolore lancinante, poi sparì. L’occhio si gonfiò
e divenne rosso fuoco.
L’indomani, Jannie Zaal, la fedele assistente degli ultimi anni,
e la sorella Truus lo lavarono accuratamente con acqua di Lourdes. L’occhio
era purulento, ma internamente non era leso. Il medico prescrisse una
pomata e dopo una decina di giorni Ida riacquistò la vista.
Il mercoledì delle Ceneri del 1° marzo 1995 cominciarono d’improvviso
a squillare contemporaneamente tutti e cinque i telefoni della casa. Non
s’interruppero nemmeno quando Ida sollevò il ricevitore.
Il diavolo cercava così di intimorirla ed effettivamente Ida si
spaventò tanto da sentirsi male.
Un’altra volta, il demonio la strappò dal letto dicendole
con voce orrenda: “Non sei ancora sul Calvario!”.
La mattina del 15 dicembre 1995, Madre Ida fu trovata nella sua camera,
giacente accanto al letto, con il viso pieno di ecchimosi. Durante
la notte aveva improvvisamente sentito una mano pesante afferrarla per
la schiena e buttarla giù dal letto con la testa in
avanti. L’urto sul pavimento era stato così violento che
dopo otto settimane l’ematoma era ancora visibile sul suo viso.
Come Gesù, sulla via del Calvario, anche Ida doveva cadere
tre volte prima di morire.
La sera del 28 maggio 1996, S.E. il vescovo Bomers intendeva renderle
visita. Suonò alla porta, ma nessuno aprì. Certo della sua
presenza in casa, fece intervenire Jannie per rendersi conto della situazione.
Una volta di più, Ida, ormai novantenne, giaceva sul pavimento,
dove era stata brutalmente gettata. |
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“Figlia,
vieni davanti a questo quadro e prega più a lungo che puoi”.
Messaggio del 19 marzo 1952
“Prega molto per i sacerdoti,
per nuove vocazioni e per il ravvedimento dei popoli”.
Messaggio del 31 maggio 1958
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GLI
AMICI FANNO GLI AUGURI PER IL 90° COMPLEANNO
31 agosto 1995: La veggente festeggia il 90° compleanno.
Amici, giunti da vicino e da lontano, la felicitano e la ringraziano per
la tenacia nell’ adempimento della sua missione.
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Dopo una lunghissima attesa, Ida
potè assistere al riconoscimento ecclesiastico del titolo,
come le era stato promesso dalla Madonna.
“PRESTO TI PORTERÒ DA MIO FIGLIO”.
“Addio! Ci
rivedremo in Cielo!” furono le parole conclusive dell’ultimo
messaggio della Signora. Fino al giorno di tale felice ritrovo, Ida Peerdeman
compì fedelmente ciò che la Madonna le aveva chiesto: “Vieni
sempre davanti a questo quadro a pregare per tutti quelli che si trovano in
difficoltà nel corpo e nello spirito. Lo farai fino alla fine”.
(15.11.1951)
Ida sapeva che sarebbe morta nel 1996, poiché il primo gennaio di quell’anno
– per la prima volta dal mese di novembre 1995 – udì nuovamente
la voce della Madonna che le annunciò: “Questo
è il tuo ultimo anno. Presto ti porterò da mio Figlio. Hai adempiuto
il tuo compito! Continua ad ascoltare la voce!” Poco tempo dopo,
Ida disse a una confidente: “Non vivrò
più a lungo. Sono troppo ammalata. Nulla più mi trattiene!”
Il 31 maggio 1996, giorno della futura festa della Corredentrice, i vescovi
di Haarlem-Amsterdam, mons. Henrik Bomers e mons. Jozef M. Punt, autorizzarono
ufficialmente la venerazione pubblica di Maria con il titolo di Signora di tutti
i Popoli. Come il vecchio Simeone, la veggente - che per decenni aveva atteso
in preghiera - esclamò piena di gioia: “Finalmente
è stata approvata. Ho potuto vivere fino a questo giorno, come mi era
stato predetto. Che ora il Signore mi chiami a sé!”
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MORTE DELLA VEGGENTE
Mercoledì 12 giugno 1996, Ida ricevette con
profonda devozione l’Unzione degli infermi dalle mani di Padre Amandus
Korse OFM. Il sacerdote rimase commosso dalla disponibilità di Ida ad
accettare la volontà di Dio qualunque essa fosse: era pronta a morire
o a continuare a soffrire.
Due giorni dopo, il medico di famiglia insistette per farla ricoverare all’ospedale
a causa del suo estremo stato di debolezza. In attesa dell’arrivo dell’ambulanza,
Ida chiese a Jannie di aiutarla a scendere le scale, ma caddero entrambe. Peter,
il giardiniere, la portò allora nella sala da pranzo.
Arrivata all’ospedale, fu collegata all’erogatore di ossigeno, poiché
si stavano verificando dolorose crisi di soffocamento. Successivamente, solo
pochi amici poterono ancora renderle visita. La novantenne era coricata come
una bambina. Il suo cuore era completamente esausto e parlava a fatica.
Nelle prime ore del 17 giugno 1996, alle 04.15, l’oscura eppure grande
profetessa della Signora di tutti i Popoli rese l’anima al Creatore.
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“Addio! Ci rivedremo
in Cielo!”
Le parole conclusive dell’ultimo
messaggio, il 31 maggio 1959
“Figlia, ti crederanno. Io sono
qui. Starò al tuo fianco e ti aiuterò”.
Messaggio del 31 maggio 1954
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ALLOCUZIONE
del vescovo mons. Henrik J. Bomers († 12.9.1998)
in occasione della celebrazione eucaristica per le esequie
di Ida Peerdeman il 20 giugno 1996
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Il 20 giugno 1996, S.E. mons. Henrik
Bomers, che stimava profondamente la grandezza umana della veggente,
ha presieduto le esequie di Ida Peerdeman. Sulla destra, con il
saio francescano, Padre Amandus Korse. |
Cari fratelli e care sorelle,
secondo la liturgia, questo è il momento
per parlare della defunta che tra poco accompagneremo al cimitero. Ci
siamo qui riuniti accomunati dall’amore, dall’ammirazione
e dalla stima nei confronti di Ida Peerdeman. Benché sapessimo,
a motivo della sua età, che questo momento sarebbe giunto, e che
dovevamo rassegnarci all’inevitabile, la sua morte lascia un vuoto
in mezzo a noi.
Ho cercato nella Sacra Scrittura dei brani
confacenti nel miglior modo – o particolarmente - a Ida Peerdeman.
Ho tratto la prima lettura dal libro del profeta Isaia, che inizia con
queste parole: “In quei giorni, il Signore degli eserciti preparerà
su questo monte un banchetto di grasse vivande per tutti i popoli…”.
Per tutti i popoli. Sappiamo tutti che ‘il Signore è qui
per tutti i popoli’, un tema che ricorre spesso nella Sacra Scrittura.
Questo tema ha sempre avuto molta importanza nella professione della fede
e nelle esperienze di Ida Peerdeman.
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| Monumento in bronzo sulla tomba di Ida Peerdeman
nel cimitero di S.Barbara ad Amsterdam |
So bene che Ida ha sempre desiderato ardentemente
che la Chiesa autorizzasse la venerazione di Maria quale Signora di tutti
i Popoli. Posso dirvi che questo è sempre stato anche il mio desiderio.
Prima di fare una dichiarazione, il vescovo deve però tener conto
di tutte le circostanze. E quando dico ‘circostanze’, ritengo
di essere il solo fra noi a conoscerle veramente tutte.
Fortunatamente, il 31 maggio di quest’anno,
festa della visitazione di Maria, il vescovo Punt ed io abbiamo dato il
nostro consenso al culto pubblico di Maria con l’appellativo di
Signora di tutti i Popoli.
La Chiesa dev’essere molto prudente di fronte ad esperienze umane
simili a quelle avute da Ida.
Ciò non significa che la Chiesa non dia
credito a queste persone. Ma per poter affermare che queste esperienze
sono perfettamente conformi alla dottrina ufficiale, fondata sulla Sacra
Scrittura, occorre in primo luogo che esse siano accuratamente esaminate
dalla Chiesa stessa. Verrà questo momento? Restiamo spiritualmente
aperti in tal senso e preghiamo, da autentici cristiani, finché
non arriverà il momento giusto.
In ogni caso, desidero
dire che conoscevo Ida abbastanza bene. Mi sono intrattenuto diverse
volte con lei. La prima volta venne spontaneamente da me per parlarmi
delle sue esperienze. Penso che noi tutti possiamo tranquillamente confermare
che, in tutte le esperienze straordinarie che ha vissuto, non vi è
mai stata alcuna finzione da parte di Ida. È sempre rimasta obiettiva
e contraria a qualsiasi esaltazione della sua persona, cosa che non tollerava.
Due segni molto indicativi e positivi.
Noi tutti l’abbiamo anche conosciuta come una donna di carattere
gioioso, sveglia, attenta ed esuberante. Ciò
di cui sono convinto, senza alcun dubbio, è che lei era assolutamente
sincera e ha detto la verità su ciò che ha sperimentato.
Tutta la sua vita era rivolta al culto di Maria con il titolo di Signora
di tutti i Popoli.
Ritengo che attualmente questa venerazione sia
molto opportuna, in quanto viviamo in un tempo in cui i popoli della terra
si conoscono e intrattengono relazioni. Questo è sicuramente il
caso nel nostro paese e soprattutto in questa città di Amsterdam,
dove vivono persone provenienti da quasi tutti i popoli della terra. Tutti
questi popoli devono poter convivere nell’amore, in armonia e nella
fratellanza. Sappiamo che vi sono guerre in tanti luoghi della terra,
anche nelle nostre vicinanze. Ne abbiamo fatta la terribile esperienza
in questo secolo con la discriminazione razziale, assolutamente riprovevole.
Quando recitiamo il “Padre nostro”,
esprimiamo la verità che i popoli di questa terra appartengono
ad un’unica famiglia di Dio. Con le due parole “Padre nostro”
che rivolgiamo a Dio, diciamo qualcosa di completamente rivoluzionario.
Io non prego il “Padre mio” e voi non pregate il “Padre
vostro” bensì, seguendo l’esempio di Gesù, ogni
cristiano dice sempre “Padre nostro”! Egli è il padre
unico di tutti gli uomini, di tutti i popoli, e noi tutti siamo fratelli
e sorelle. Per questo, il culto di Maria quale Signora di tutti i Popoli
rappresenta una venerazione perfettamente conforme.
La venerazione con questo appellativo ci ricorda anche che abbiamo un
impegno di evangelizzazione nei confronti di tutti quei popoli che non
conoscono Cristo. Naturalmente non dobbiamo svolgere proselitismo né
azioni improntate alla scaltrezza per portare gli uomini a Cristo. Ognuno
è personalmente responsabile nella scelta di essere o non essere
cristiano. Noi abbiamo però la responsabilità di mostrare
chi è Cristo, e ciò con le parole che pronunciamo, con le
opere che facciamo e con la testimonianza della nostra vita.
Quindi, questo titolo di Maria, Signora di tutti i Popoli, è anche
molto evangelico. Ci ricorda il compito di annunciare Cristo a tutti i
popoli.
San Paolo scrive in una delle sue lettere: “Guai
a me se non annunciassi il Cristo!” Non dice: “Guai a chi
non conosce Cristo” oppure “Guai a chi non accetta Cristo”.
Ora, questo pensiero di San Paolo è perfettamente contenuto nella
venerazione di Maria in qualità di Signora di tutti i Popoli.
Nel Vangelo di Giovanni, dove la parola “donna” è menzionata
due volte (N.d.T.: in diverse lingue vi è un’unica parola
per ‘signora’ e ‘donna’), risulta chiarissimo
che Cristo associa Maria alla propria missione di salvezza. Spero quindi
di tutto cuore, cari fratelli e care sorelle, che da oggi, ossia dalla
dipartita di Ida - che continuerà ad essere presente tra noi, com’era
sua convinzione – fiorisca una bella venerazione, veramente evangelica,
della Signora di tutti i Popoli.
Per questo occorre che in primo luogo iniziamo a vivere in un clima di
reciproca armonia e di collaborazione. Se qualcuno sbaglia, da veri discepoli
di Gesù dobbiamo perdonare, rialzarci e proseguire con nuove energie
sulla via del Vangelo.
Ida era consapevole dell’avvicinarsi del
giorno della sua morte. Ora è unita alla sua famiglia e ai suoi
parenti che ha sempre amato e che l’hanno sempre amata. È
felice con Dio, con la Madonna e con tutti coloro, e sono numerosissimi,
che qui sulla terra sono stati suoi amici. Ora, lassù, intercede
per noi.
Questa è anche l’occasione per ringraziare
quelle persone che hanno avuto una grande importanza nella vita di Ida.
Non sono in grado di citarle tutte e l’elenco sarebbe così
lungo che rinuncio a fare dei nomi. Esprimo la mia profonda stima e la
mia gratitudine a tutti coloro che si sono impegnati con lei per la venerazione
della Madonna, sostenendo i suoi sforzi. A voi tutti rivolgo questa raccomandazione:
proseguite su questa via!
Personalmente desidero però citare e ringraziare
una persona, ossia la signora Jannie Zaal, che è stata affettuosamente
vicina a Ida, circondandola di premurose cure, particolarmente negli ultimi
giorni della sua vita, quando abbisognava di grande assistenza.
Esprimo a voi tutti le mie condoglianze per la
morte di Ida Peerdeman. Consoliamoci e facciamoci animo nella convinzione
che Ida è entrata nella Casa del Padre. L’esempio della sua
vita ci è di sostegno, certi che potremo ritrovarla un giorno là
dove ci ha preceduti.
Amen.
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